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4 > 7 aprile | Perché facciamo un Festival queer

 4/7 aprile
Da Mieli a Queer_Festival di pratiche e culture LGBTI

TEATRO VALLE OCCUPATO
Perché facciamo un Festival queer

queer [kwɪər] 1 adj a strano[-a] , curioso[-a] , singolare;
b bizzarro[-a] , non giusto[-a];
c (suspicious) dubbio[-a] , sospetto[-a]
2 (fam offensive: male homosexual) finocchio, frocio
3 vt to queer sb’s pitch(fam) rovinare tutto a qn, rompere le uova nel paniere a qn 

Insulto omofobo per indicare persone il cui orientamento sessuale e/o identità di genere differisce da quello strettamente eterosessuale. In genere, quelle identità non riconducibili alla visione binaria maschile vs. femminile. Nel 1990 la filosofa e attivista lesbica Teresa de Lauretis conia il termine queer theory: associando il termine accademicamente alto di teoria con queer, esempio di linguaggio ingiurioso, cerca un impatto provocatorio.
Queer non definisce mai un’identità; può solo disturbarla. Più che il semplice fatto sessuale, il genere biologico m/f o l’identità GLBTI, queer è un termine politico che sovverte tali categorie tentando costantemente di decostruire i confini imposti dalla codificazione di genere.

★Perché il modo in cui stiamo costruendo il Festival è esso stesso una pratica politica: pratica delle relazioni. La politica diretta moltiplica connessioni tra pari, flussi di intelligenza e creatività, potenzia l’azione collettiva. Con QueerLab e Circolo Mario Mieli in stretta collaborazione fin dall’ideazione, e poi con molte altre presenze in città e fuori, spazi e soggetti collettivi, singoli e percorsi: Angelo Mai, Nuovo Cinema Palazzo, Le Ribellule, Acrobax, esc atelier, Eyes Wild Drag. Condividiamo un’analisi e un’insofferenza: disattivare i dispositivi di appartenenza identitaria, siano essi dentro/tra le comunità gay, lesbiche, transgender, intersex, bi-sex o tra le aree e strutture dell’attivismo radicale.

★Perché queer è una pratica politica: non identitaria, anti-egemonica, critica permanente ad ogni retorica universalistica per cui tuttx siamo indifferenziatx. Che mette al centro i corpi e i desideri, nel loro pulsare fisico e materiale. Che è qui è ora e non nel sol dell’avvenire. 

★Perché vogliamo occupare la tematica dei diritti civili per sottrarla alle retoriche riformiste e neoliberali, alle vertenze e alle richieste di riconoscimento. Dentro le lotte LGBTI vive una tensione radicale che in Italia rimane sottotraccia e che può dispiegarsi. Per occupare nuovi spazi politici. Intrecciare altre pratiche di conflitto, sollecitarle, spingerle in avanti. Per federare, allearci. 

★Perché chi pratica la politica dei beni comuni, occupa spazi e immagina forme di autogoverno pensa la cittadinanza non come un dato acquisito ma come un interrogativo aperto. Chi è cittadinx? Chi lo decide? Chi determina la mia identità? Certo non la burocrazia amministrativa che separa cittadinx dai non cittadinx, coloro che hanno accesso ai diritti e coloro cui è negato. Tra legali e illegali. Il nostro agire comune crea nuove soggettività, produce forme di vita. Vogliamo generare luoghi passionali, di socialità, di relazione. Spazi liberi, dove esprimere tutte le forme del desiderio, della sessualità, dell’immaginazione. Liberi da dinamiche machiste, sessiste, razziste. Antidoti potenti e contagiosi.

★Perché da artistx sentiamo che il corpo del performer è corpo queer per natura: mutevole, metamorfico, ibrido. Esercitato all’atletica delle passioni, fugge ogni definizione, ogni ripetizione. Eccede, inventa. Corpi che sognano parlano desiderano scopano. Vogliamo i nostri corpi in azione, corpi performativi nello spazio pubblico. Gesto politico e gesto artistico. Uscire dalle rappresentazioni della vittima e nell’impotenza collettiva. Il gesto artistico può disturbare l’abitudine al limite tra ciò che è ordinario e ciò che è straordinario. E rendere, finalmente, tutto straordinario.


autori di riferimento:

Rosi Braidotti | Judith Butler | bell hooks | Teresa de Lauretis | Mario Mieli | Andrea Pini | Beatriz Preciado | Marco Pustianaz…

materiali:
Beatriz Preciado, Loro dicono crisi. Noi diciamo rivoluzione.
Massimo Prearo, Le radici rimosse della teoria queer
Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale

 hitler

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One Response to 4 > 7 aprile | Perché facciamo un Festival queer

  1. Simona Tagli 7 aprile 2013 at 13:54 #

    favolooooose!

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