08 Set

6 Settembre 2011 – Nel giorno dello sciopero generale

6 settembre 2011

Siamo lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e della cultura. Oggi, nel giorno dello sciopero generale, moltissimi di noi non potranno esercitare questo diritto fondamentale: precari per condizione e per generazione, intermittenti per definizione. Per questo scegliamo di lottare occupandoci di ciò che è nostro.

Occupiamo un teatro da tre mesi, praticando l’autogoverno, per sperimentare strategie di lotta comuni. L’immateriale non è effimero, produce ricchezza materiale che non viene né reinvestita né redistribuita in termini di reddito. Come lavoratori del cinema, dell’audiovisivo, del teatro, della cultura dobbiamo iniziare a pensare che il nostro settore e le nostre attività svolgono un ruolo strategico sia da un punto di vista economico che di produzione del consenso. In questo momento di crisi globale, in cui l’egemonia dei mercati finanziari sulla politica si abbatte con violenza sulle nostre vite e in cui il declino della democrazia rappresentativa è sempre più evidente, ci assumiamo la responsabilità di un’azione diretta e scegliamo di autorganizzarci. La manovra finanziaria di questo governo ci presenta come inevitabile una scelta di austerità, pretendendo di amministrare la crisi producendo soltanto scarsità: di reddito, di cittadinanza, di risorse. Da un lato tagli indiscriminati, attacco allo stato sociale e alla tutela dei diritti, dall’altro sostegno alle oligarchie, ai grandi patrimoni e alle rendite. Non è più sufficiente invocare il meccanismo dell’alternanza, è necessario produrre forme di autogoverno che nascano dal basso attraverso percorsi partecipati, non di delega, attraverso la mobilitazione permanente di tutti.

Non possiamo più accettare un sistema economico in cui pochissimi controllano la quasi totalità delle ricchezze, come se fosse uno stato di natura. Noi dobbiamo semplicemente riprenderci queste ricchezze che ci sono state sottratte, riprenderceli in forma di reddito e di beni comuni.

Lo facciamo e continuiamo a farlo con i nostri corpi, moltiplicandoci.

Che oggi sia solo l’inizio dell’autunno che viene.

 

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