08 Mar

AGGIORNAMENTI DAL TEATRO PINELLI OCCUPATO | 8 marzo 2013

Se i pezzenti avidi di proprietà si gettano in politica, con l’obiettivo di fare il proprio interesse privato, non sarà affatto possibile avere una città ben amministrata; ci sarà la lotta per il potere, e una guerra civile fratricida li rovinerà con tutto il resto della città. Platone

ZTL | Zone Temporaneamente Liberate
Il Teatro Pinelli continua la sua lotta

Messina, 8 marzo 2013 – L’ennesimo spazio negato alla città. Solo che a differenza della Fiera molti di noi non l’avevano mai visto. È il Parco Aldo Moro (via regina Margherita 87), uno spazio verde di circa 3000 metri quadri situata su viale regina Margherita, zona Ignatianum.
Dal 1949 il Comune di Messina l’ha dato in comodato all’Istituto di Geofisica e vulcanologia di Roma che ha installato, all’interno delle strutture esistenti nel parco, delle strumentazioni di rilevamento dei dati sismografici. Il contratto tra il Comune e l’Ingv prevedeva espressamente che l’istituto mantenesse le aree verdi accessibili alla cittadinanza e ben curate. Da circa 19 anni (da quando l’INGV non utilizza di fatto le strutture), invece, tutto questo non accade e uno spazio così importante è stato negato a migliaia di cittadini messinesi.
Nel 2006 il sindaco Genovese ribadiva la concessione all’INGV di questi spazi con la clausola che il verde dovesse essere tenuto in perfetto stato e fruibile alla cittadinanza. A tutt’oggi questo progetto di recupero del parco è rimasto lettera morta e i cittadini continuano a non poter entrare in questo spazio. Le ultime notizie risalgono a gennaio 2012 quando è stato siglato un accordo di collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e palazzo Zanca, che avrebbe dovuto permettere all’amministrazione comunale di poter usufruire di una parte dello spazio. Fino ad oggi, infatti, nonostante anche le numerose proteste di associazioni (in primis Energia Messinese) e le richieste del IV quartiere, non è stato possibile trovare nessun accordo perché nell’area oltre il cancello, in concessione all’INGV dal 1949, ha sede una struttura dell’Istituto, seppur inutilizzata. Secondo questo accordo in seguito agli interventi di recupero e messa in sicurezza l’area sarebbe stata aperta alla città. Dopo un anno ancora non è accaduto nulla.
Oggi il parco Aldo Moro è stato liberato. Messina ha una nuova ZTL (zona temporaneamente liberata) che ci auguriamo possa rimanere aperta e fruibile dalla città. Per fare questo è necessario il sostegno di tutti: Messina è una città ricchissima, sta ai suoi abitanti prendersene cura, non possiamo più aspettare l’iter burocratico di accordi siglati nei palazzi che non portano a nulla nei fatti.

pinelliLa questura di Messina continua la campagna di intimidazioni nei confronti di membri del comitato, occupanti e sostenitori del Teatro in fiera Pinelli a suon di sanzioni amministrative da 2500 a 10000 euro per la manifestazione di protesta in seguito allo sgombero del 14 febbraio.
Nel frattempo si inaugura la campagna 25000 lettere al Prefetto.
Per partecipare è sufficiente scrivere a: prefetto.pref_messina@interno.it, prefetto.prefme@pec.interno.it (o Fax +39 090.366777) e mettere in copia teatropinellioccupato@gmail.com
In calce trovate una lettera tipo per chi ha tempo e voglia di scrivere

Da tre giorni membri del comitato, occupanti e sostenitori del Teatro in Fiera Pinelli sono convocati in questura per un atto di sanzione amministrativa pecuniaria da 2500 a 10000 euro a causa del blocco stradale dopo lo sgombero del 14 febbraio. Non bastavano le 4 denuncie penali per 10 occupanti?! Ogni giorno aumenta la lista dei sanzionati, sembrerebbe che la DIGOS di Messina non abbia niente di meglio da fare che identificare cittadini dai filmati che documentano l’azione di protesta sulle strisce pedonali.
Dopo lo sgombero, infatti, legittimamente centinaia di cittadini sono scesi in piazza a manifestare contro questo estremo atto di repressione nei confronti del teatro in Fiera Pinelli, in difesa dei diritti fondamentali. Per due mesi migliaia di persone hanno preso parte a questa esperienza, rendendo il teatro in fiera finalmente vivo dopo 20 anni di abbandono e incuria da parte dell’autorità portuale, dopo decenni di disinteresse politico. Artisti, compagnie, associazioni, singoli cittadini, hanno partecipato e sostenuto l’occupazione e il progetto costituente del teatro Pinelli. Il teatro è diventato laboratorio artistico e politico dove elaborare nuovi modelli di gestione nell’ottica dell’autogoverno dei beni comuni* e non delle privatizzazioni e delle speculazioni che mortificano il nostro territorio. Alla luce di tutto questo, attaccare il teatro Pinelli sminuendo il livello politico a un’azione di “pochi facinorosi” o di un “collettivo di ragazzi” è molto grave.
La volontà e chiara: reprimere i cittadini che hanno a cuore il futuro della città, che cercano di invertire la tendenza pluridecennale delle istituzioni ad asservire i luoghi e le bellezze al profitto di pochi soliti noti, praticando, al contrario, azioni di liberazione e restituzione a tutte e tutti. Le denunce e le multe ingenti di questi giorni, brandite, a vuota difesa legalitaria dell’ordine, non sono altro che un paravento dietro cui si cerca di nascondere la troppo ingombrante illegittimità del progetto, chiaramente speculativo, dell’autorità portuale sull’area fiera. È curioso come ci si sia accorti del valore di quei luoghi solo dopo che un gruppo di libere cittadine e cittadini il 15 dicembre scorso hanno restituito questi luoghi alla citta: forse qualcuno ha avuto paura che da essi non si potessero più trarre profitti?
Più specificamente, l’A.P. intende predisporre un bando rivolto ad un unico soggetto privato al quale affidare in concessione l’intera area fieristica, magari tramite i “soliti” project financing (strumenti già utilizzati per favorire poche e potentissime imprese, come nel caso del Ponte sullo Stretto). Nel progetto per l’affaccio a mare, l’A. P. parla di crocierismo e diportismo, senza alcuna attenzione alla cultura, alle arti, al sociale. Inoltre sono evidenti i conflitti di interesse, che vedono coinvolti i soliti potentati economici che sono addirittura membri del comitato portuale (come Vincenzo Franza e Ivo Blandina).
In questi 20 anni l’autorità portuale non è stata in grado di proporre alcuna apertura ai cittadini. Più volte sono stati stanziati fondi per la manutenzione della fiera, più volte sono stati presentati comunicati stampa che davano per certe riqualificazioni e ristrutturazioni, ma era la solita politica degli annunci cui siamo tristemente abituati: roboanti parole fanno da contraltare a fatti inesistenti. La non-novità di cui gli studi di fattibilità del progetto di riqualificazione fanno prova è, noiosamente, la garanzia del profitto per i soliti avvoltoi: si fa apertamente riferimento “alla capacità del progetto di generare flussi monetari sufficienti a garantire il rimborso dei finanziamenti oltre ad una adeguata redditività per gli azionisti”. Scendendo ancora più nei dettagli si percepisce subito come la fiera, diventerà, nella visione dell’autorità portuale un luogo per la gente comune, per i messinesi, tutti… Eh già, perché tutti potranno affittare o acquistare i posti barca per maxi yacht, o i biglietti per visitare l’acquario a un prezzo minimo di 10 euro.
Come cittadine e cittadini esigiamo che l’A.P. utilizzi il suo attivo di 72 milioni di euro in maniera trasparente e nell’esclusivo interesse della città, ovvero decidendone la destinazione attraverso procedure partecipate e inclusive. Infatti, se l’A.P. si trova, in tempi di vacche magre, ad essere un ente ricco è anche perché il Comune di Messina, ha pagato, anche attraverso gli introiti delle tasse, ad esempio dai tributi sui rifiuti e sul servizio idrico, persino l’affitto per la passeggiata a mare, villa Sabin, il tram. Ogni uso privatistico dell’area fieristica è inaccettabile e continueremo a lottare per restituire il teatro, la fiera e l’affaccio a mare ai suoi legittimi proprietari: questi luoghi sono dei cittadini che se ne prendono cura, non c’è spazio per mafia e speculazione. Il Teatro Pinelli, in particolare, si può ristrutturare con molto meno dei tre milioni e 600 mila euro stanziati dall’A.P: pretendiamo che quei fondi vengano destinati ad altre aree di una città che marcisce. La nostra colpa è stata denunciare, anche attraverso un progetto, tuttora in fieri, di ristrutturazione partecipata, cui contribuiscono molti professionisti del settore, che un’altra montagna di denari pubblici stava per essere sacrificata sull’altare del profitto dei soliti. Per questo ci hanno sgomberato. Non possiamo permettere che la nostra città sia governata dalla massoneria e da pochi privati che vogliono speculare sulle nostre spalle. L’autorità portuale di Messina ha abbandonato il teatro e l’intera Fiera all’incuria e al degrado, mentre chiedeva canoni concessori esorbitanti ai privati e a soggetti pubblici per l’affitto di padiglioni non a norma. E intanto la città rimaneva derubata del proprio affaccio al mare e di 50 mila metri quadri di demanio marittimo.

Chi dovrebbe essere denunciato e sanzionato: gli occupanti o l’autorità portuale?

L’8, il 10 e 14 continua la programmazione in ZTL (zone temporaneamente liberate) i luoghi verranno comunicati il giorno stesso. Il 16 marzo saremo in piazza per la manifestazione nazionale contro il Ponte e per la difesa e il futuro dei nostri territori.
Il nostro futuro lo decidiamo insieme, non siamo né consumatori lobotomizzati né sudditi: riprendiamoci ciò che è nostro e prendiamocene cura.

La cultura è una cosa seria.

LETTERA TIPO
Egregio Sig. Prefetto, sono … Le scrivo per esprimerle la mia preoccupazione circa il modo in cui la questione del Teatro in Fiera Pinelli è stata affrontata dalle autorità. Apprendo, infatti, che allo sgombero che ha determinato un imponente schieramento di forze (sei camionette dei reparti mobili, un elicottero, un mezzo navale; un conseguente blocco dei trasporti pubblici causato dalla disposizione dei mezzi di polizia sulla linea tranviaria), hanno fatto seguito una denuncia penale per solo dieci tra gli occupanti e una costosissima sanzione amministrativa per l’attraversamento pedonale improvvisato dagli stessi attivisti e da un cospicuo numero di cittadini giunti ad esprimere la loro solidarietà. La prospettiva formale – secondo cui l’occupazione e restituzione alla cittadinanza del Teatro in Fiera Pinelli e dell’ex Irrera a mare sia riducibile ad una violazione della legalità e ad una conseguente criminalizzazione di pochi – non tiene adeguatamente conto delle illegalità e delle lesioni del bene comune prodotte, nell’arco di circa diciassette anni, dall’estenuante incuria delle autorità cittadine. Il “Pinelli” ha svolto una funzione sociale indiscutibile: da una parte ha restituito alla cittadinanza uno spazio negato grazie a spettacoli teatrali, concerti, seminari su temi giuridici e sociologici, totalmente gratuiti ed aperti, che hanno visto l’attiva partecipazione di personalità illustri dello scenario italiano ed estero; dall’altra, ha consentito a liberi cittadini di avere voce in capitolo sul destino di questo luogo-simbolo della memoria culturale collettiva, risvegliando entusiasmo e partecipazione in una città dormiente. In questo quadro, come giustificare l’accanimento formalista che dispensa denunce penali e sanzioni amministrative? Si tratta a mio avviso di un atto offensivo, di un dispositivo che lede il diritto di partecipazione di ampie fasce di cittadinanza che in questa esperienza hanno espresso il proprio malessere e la propria voce, ma anche la possibilità di proporsi come centro propulsore di una fervida elaborazione politica coniugata ad una intensa programmazione artistica e culturale. Un dispositivo abietto che le autorità locali potrebbero rifiutarsi di usare, se solo volessero. Concludo questa lettera, ricordandoLe di figure come Dolci e Capitini. Personaggi, specie il primo, legato a doppia mandata a questa terra. Gli attivisti del Pinelli ricordano esattamente l’esperienze di quegli uomini, mi auguro, pertanto, che la storia possa insegnare che movimenti come quello del Pinelli non vanno trattati per via poliziesca o giudiziaria. Farlo non è un modo di punire, ma un modo di generare e tramandare sfiducia nelle istituzioni, in un paese che di pessimi esempi istituzionali ne ha avuti già molti.
Distinti Saluti

Teatro Pinelli Occupato

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