06 Feb

Ciclo Cinematografico TRE FILM SULL’ INDIGNAZIONE – “148 STEFANO. I mostri dell’inerzia” Lunedì 6 febbraio

TRE FILM SULL’ INDIGNAZIONE 

a cura di

Mario Sesti e Jacopo Mosca

“Quello dell’ indignazione è stato, per la cronaca, la società e la politica, il sentimento dominante dell’ anno passato “ dice Mario Sesti che, insieme a Jacopo Mosca, ha ideato per il Valle questo programma di tre film:

dalla grande finanza americana all’olocausto dei delfini nelle baie giapponesi, dalla distruzione dell’economia islandese all’atroce morte di un ragazzo, Stefano Cucchi, nelle carceri italiane, dal dominio della rapacità e del sopruso a quello del profitto e dello sterminio, questi tre film documentari (che sono tanto documentari quanto film) raccontano questo pianeta con l’occhio del reporter d’assalto e la mano del filmaker capace di agguantare la nostra attenzione sin dal primo istante. Per non mollarla più.

E’ un cinema che sa parlare dell’indignazione senza indignarsi, che sa parlare di torti inaccettabili senza rancore e risentimento ma con lucidità spietata e passione contagiosa

I film saranno introdotti da Mario Sesti e Jacopo Mosca.   

LUNEDì 23 GENNAIO h.21 

INSIDE JOB

di Charles Ferguson, Usa, 2010, 120’

“E’ stato come per le volpi avere l’accesso all’interno del pollaio”, dice uno degli intervistati descrivendo le società finanziarie dopo la deregulation iniziata da Reagan. È un resoconto lucido e imperturbabile dell’ avidità e della mala fede dietro la crisi finanziaria che ha bruciato milioni di posti di lavoro: conflitti di interesse da mettere in imbarazzo persino Berlusconi, incompetenza, rapacità, egoismo trionfale e menzogna come professione. Il sipario, levato, sui rapporti tra strutture finanziarie e membri dell’esecutivo, sulla pietosa inaffidabilità degli economisti, sulla totale mancanza di scrupoli di chi regge le sorti del bene comune. Uno dei maggiori successi  nel campo del cinema della realtà sbarcato a Roma, nella sezione Extra, con tutta la sua energia disintossicante – prima di vincere un Oscar. Imperdibile.

“Ogni tanto si sente la voce dell’intervistatore che, alle risposte degli intervistati, esplode in: ‘ Non può dire una cosa del genere sul serio!’ Eppure non c’è film più serio e urgente di questo” (A.O. Scott, “The New York Times”)

“Poderoso, serrato e informatissimo documentario sulla bolla finanziaria scoppiata nel 2008 e ancora tragicamente attiva” (Federico Pontiggia, “Il Cinematografo”)

Alla proiezione seguirà il dibattito. Ospite oltre a Mario Sesti e Jacopo Mosca e Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica della rete di Banca Etica.

 

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GIOVEDì 2 FEBBRAIO h.21

THE COVE 

di Louie Psihoyos, Usa, 2009, 85’

In una tranquilla laguna del Giappone vengono raccolti i delfini che si esibiranno negli acquari di tutto il mondo per la gioia di migliaia di bambini. Un giorno, Ric O’Barry, ex addestratore di delfini per il cinema (è stato per anni il partner di Flipper nella famosa e omonima serie tv), decide di vederci chiaro: in quel braccio di mare succede qualcosa che non può essere rivelato. Il finale, agghiacciante, che sembra quello di un vero film d’azione, vede lo scontro senza possibili mediazioni tra la tenacia di un manipolo di ecologisti alla ricerca della verità, gli interessi della comunità locale e quelli, ancor più schiaccianti, del mercato internazionale dell’alimentazione. Selezionato tra i doc per le candidature alle nomination degli oscar, ha suscitato l’imbarazzo del governo giapponese e anche la rabbia degli Yakuza. 

“Ben girato, incalzante, emozionante, struggente e illuminante” (Alessandra Giannelli, “My Movies”)

“The Cove si comporta come un thriller. Ha il respiro mozzafiato di film come The Bourne Identity – purtroppo non procura il sollievo di farti sapere che è solo finzione” (Peter Travers, “Rolling Stones”)

 

 

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LUNEDì 6 FEBBRAIO h.21 

148 STEFANO. I mostri dell’inerzia

di Maurizio Cartolano, Italia, 2011, 65’

Insieme a Mario Sesti e Jacopo Mosca saranno presenti, il regista Maurizio Cartolano, Ilaria Cucchi con i genitori Giovanni e Rita, i produttori Simona Banchi e Valerio Terenzio. Al termine della proiezione è previsto un incontro con il pubblico presente in sala.

 

Non è soltanto un accurato lavoro di risarcimento ideale e una rigorosa indagine sul caso più drammatico di controverso decesso di un giovane cittadino italiano nelle mani delle forze dell’ordine  (e certo non l’unico: come illustra bene il film), è innanzitutto la biografia difficile, ma così prossima a chiunque, di un ragazzo contro il quale la vita, il destino, e soprattutto uno Stato di Diritto disfunzionale e disumano, hanno giocato una partita crudele. La polifonia delle testimonianze, la natura esclusiva dei materiali (la voce di Stefano ma anche i film di famiglia), la fotografia da cinema e la grafica efficace e moderna, basterebbero a farne un prodotto da non perdere. Ma è l’intuizione di fare di Ilaria, la sorella di Stefano, la coprotagonista, a dare al documentario la sostanza di un palpitante, indimenticabile, racconto.

Nel corso del documentario a interviste ai parenti si alternano spezzoni di filmini domestici con Cucchi in primo piano alla sua festa di compleanno nel 2005. È tenero e appare quasi spaurito (..) Non si vedono per pudore le foto tremende del suo corpo all’obitorio, ma l’orrore è già tutto nelle mille domande che ci si fa sulla sua fine” (Ivana Faranda, “Eco del Cinema”)

Titolo agghiacciante, che evoca il fatto che quello del fratello è stato il centoquarantottesimo decesso carcerario di quell’anno” (Claudia Morgoglione, Repubblica. It)

 

 

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One Response to Ciclo Cinematografico TRE FILM SULL’ INDIGNAZIONE – “148 STEFANO. I mostri dell’inerzia” Lunedì 6 febbraio

  1. Laura Bruno 7 febbraio 2012 at 15:31 #

    Ho seguito mio malgrado solo quest’ultimo, del ciclo fimico sull’indignazione:
    LUNEDì 6 FEBBRAIO h.21
    148 STEFANO. I mostri dell’inerzia

    Il film è stato girato con “tatto e riservatezza”… come d’altronde necessita il Caso : così “delicato” e fragile, “fragile”… come appunto, l’appellativo che è stato dato a Stefano.
    Non ci sarebbero commenti ulteriori da fare, per vicende simili e affini.

    – Se non c’è la notizia non sussiste il fatto – E.. il fatto guarda caso, esiste solo quando ci scappa il morto!
    144 persone , (cifra indicativa per difetto), avrebbero incontrato Cucchi nell’arco di quei sei giorni di via crucis, prima del decesso, cui l’imputato chiese aiuto.

    Se fossi Giornalista o cronista .. con onestà dovrei dire:
    – No COMMENT –
    Non si tratta appunto di commentare…, bensì cercare di documentare i fatti.

    Personalmente però, penso che Il tempo darà ragione ai morti ovvero, la Storia, ma nel frattempo.., non credo darà giustizia ai Vivi, a quanti finora, si trovano ancora “imprigionati” o “incastrati”, per riprendere il termine lasciato come testimonianza nel suo sms, dalla vittima.
    Si può morire in carcere in modo traumatico e cruento come in questo caso .., ma si può morire anche lentamente e Ingiustamente di carcere! Magari, combattendo per la dignità e la giustizia umana, ma alla fine alcuni ingenui.., sono stati ridotti a “larve umane”, perché la vita.. la loro vita, gli è stata annullata “ad arte”.
    In ogni caso, la vita di un essere umano così “fragile”, viene meno. Complici: Tutti. O, almeno quelli che erano a conoscenza dei fatti. E così nessun colpevole.

    “il tempo è come la neve.. imbianca… E, tutto appare più luminoso, Chiaro”.

    Ritorna il tema di Antigone, che “ci chiama… con la sua voce dall’oltretomba”, così pure di un’ Elettra, Filottete e tante altre storie antiche .
    Come riportato in un precedente altro documento , questo è il dramma dell’abbandono pre-meditato. Dell’indifferenza e del cinismo, oltre che, dell’INERZIA omertosa!
    Si tratta di un dramma molto vicino e attuale, perchè non c’è bisogno d’essere su di un’isola deserta come accadeva nell’Antica Grecia, per essere abbandonati!
    Ai giorni nostri, chissà quanti esseri umani muoiono in modo oscuro di miseria e di umiliazione, talvolta nel bel mezzo di una grande città. Le loro morti sono contate nelle statistiche; qualche volta, se si sono suicidati, si accorda loro qualche riga tra le notizie. Ma ciò che ha potuto attraversare le loro menti e i loro cuori, nessuno se lo domanda. Si preferisce non pensarci.
    Queste amare considerazioni le aveva già fatte Simone Weil.

    Mi chiedo a questo punto, come si possa essere indignati senza provare nausea e disgusto.
    Di fronte a storie tragiche come queste … quando nemmeno il tuo compagno di cella ti guarda più in faccia, se nemmeno il prossimo tuo, ti vede e ti riconosce guardandoti più negli occhi.. bhè, bhè,.. bhè,
    questo Basta.
    Non ho visto le foto, ma si può ben immaginare un corpo straziato come un cristo, ” se ti spezzano la colonna vertebrale e ti spaccano la faccia!” (Stefano Cucchi appunto, non era più riconoscibile a detta dei familiari).
    Forse allora, come qualcuno ha detto ironicamente… a fine dibattito, il prossimo film sarà sulla Rassegnazione!?

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