08 Dic

Crisi_Capitolo #3 | Un punto di vista, uno sguardo interno

CRISI_Il progetto
Crisi è un laboratorio sulla drammaturgia, una scuola in senso pieno e positivo.
Apre un tempo di studio dove gli autori hanno a disposizione lo spazio della scena e i corpi degli attori per mettere alla prova i testi man mano che si vanno scrivendo. È un luogo di confronto con una guida che fissa le regole e fornisce gli strumenti, dove il gioco si sviluppa collettivamente mettendo in condivisione saperi e gradi di esperienze diverse. La generosità di chi espone il proprio percorso creativo ancora fragile e in fieri e quella di chi ascoltando, chiedendo, mettendo in crisi ne diviene partecipe, innesca un processo collettivo dove la scrittura pur rimanendo singolare viene fortemente contaminata. Naturalmente si producono influenze più forti laddove maggiori sono le risonanze estetiche, talvolta ci si attrae talvolta ci si respinge, l’idea è che pian piano ci si vada scegliendo anche a seconda del gusto e delle intenzioni, che si creino corto circuiti nuovi e possano man mano figliare testi dai testi e scrittori dagli attori e idee tra alcuni o tra molti…
Non tanto la nascita di uno stile comune quanto di una grammatica di lavoro condivisa.

I materiali:
quadro di riferimento: La crisi
temi: La finanza i grandi interrogativi etici, politici, filosofici e teologici: il Bene e il Male, Giusto e Ingiusto, Necessario e Opportuno…
testi: Il libro di Giobbe I due gentiluomini di Verona

CRISI #3
15 corpi sul palcoscenico
15 tra attori e autori
Una scuola atletica, allenamento alla scrittura dunque in primo luogo all’ascolto e alla lettura.
Prima tappa: scena1
Seconda tappa: scena2
Terza tappa… proviamo a fare un salto.
Si continua a scrivere e a mettere in prova ma rimescolando le carte.
Si prova a entrare ulteriormente nel merito.
15 tra attori e scrittori, alcuni indecisi tra l’una e l’altra cosa, chiamati a leggere, a interpretare, a rispondere e a domandare. In ogni caso messi in gioco, messi a nudo, interrogati da se stessi:

“COSA VOGLIO FARE ?”
“DI COSA HO BISOGNO?”
“COSA POSSONO FARE GLI ALTRI PER ME?”

[“Se per scrivere è necessario mettere a fuoco la propria necessità, il proprio desiderio, assumersene la responsabilità e affidarne il destino eventualmente a dei personaggi, penso: assomiglia a quello che stiamo cercando di fare qui dentro. L’occupazione interroga se stessa sui propri obiettivi, perde e ritrova il fuoco, investe i propri attori, chiama in causa i loro desideri per poter continuare a ‘scriversi’…”]

Entrare nel merito, abbiamo detto. Alle domande di prima istanza se ne sommano altre, questa volta più ampie sullo specifico del testo che stiamo scrivendo ma più in generale sul lavoro che portiamo avanti, sul percorso che abbiamo intrapreso:

CHE VUOL DIRE SCHIERARSI?

Scegliere il proprio punto di vista, da quale parte stare, chiedersi quale teatro si vuol fare, quale si ama. Che tipo di attore si vuole essere e quale responsabilità ci si assume servendo un’opera. Un opera brutta per esempio. Scegliere sempre.
L’autore sceglie la natura o il destino del proprio personaggio e fornisce all’attore tutti gli strumenti per attuarlo, l’attore sceglie la strada da percorrere. Attori e autori si esercitano insieme sbalzando personaggi più o meno improbabili dentro e fuori dalle storie. 15 tutti a disposizione di tutti, i corpi a disposizione delle parole, un testo scritto per il teatro messo a verifica sul palcoscenico perché le parole possano pronunciate compiere la loro azione fino in fondo e provare la propria efficacia.

Aperture Incontri Mescolanze
Il laboratorio si apre ogni giorno al pubblico. Il pubblico si abitua al lavoro e diventandone parte in causa dismette quell’abitudine d’aspettarsi qualcosa, d’esser seduto a bocca aperta a ingoiare ed eventualmente assaporare sputare digerire a seconda del gusto. Qui non si tratta di bello o brutto e non si tratta di giudicare. Si tratta d’entrare in punta di piedi in silenzio, dapprima spiando e poi pian piano con discrezione provando a intervenire. Il pubblico è ammesso al luogo della creazione e tante volte la influenza.

Il laboratorio convoca degli ospiti e discute con loro, li ama o no in ogni caso li interroga e spesso si lascia contagiare dai temi, dalle suggestioni, da un’immagine o da una battuta che entra a far parte del lessico comune. Finanza, filosofia, teologia, letteratura…

Il laboratorio incontra il laboratorio: ovvero CRISI incontra CAVIE.
Il cerchio si allarga, raddoppiano le sedie e insieme i partecipanti si interrogano sui meccanismi di produzione della COMICITA’. E’ interessante incrociare i due percorsi, mescolare le carte e le modalità di lavoro. Si può potenziare quest’esperimento farlo traspirare, facendo germogliare in un campo semi provenienti da un altro terreno.

Il laboratorio incontra l’occupazione:
Se il Teatro Valle Occupato non è un luogo neutro il processo che si sviluppa al suo interno non potrà non risentire delle pratiche che lo animano. Naturalmente l’attività che si svolge in foyer, gli umori di un’assemblea come gli odori della cucina influenzeranno il lavoro nella sala settecentesca, così come la produzione di senso e bellezza sul palco renderanno urgenti le ragioni dell’occupazione. Allo stesso modo sarebbe bello che tanto coinvolgimento, tanto desiderio potessero trovare la via per crescere e uscire dal Valle per investire altri luoghi e altre piazze…

Prospettive:
Non mettersi d’accordo e fare una sintesi riduttiva (“il saggio”), non produrre un testo che sia la somma algebrica di tutte le ispirazioni, quanto innescare un processo vivo, fluido dove le risorse si moltiplicano e sono messe a disposizione, un posto dove il furto rende tutti più ricchi perché un’idea ben rubata può essere restituita in forma di bellezza e far nascere nuove idee. Quanto un processo creativo può essere collettivo e in che senso? Quanto può esserlo in fase di studio e quanto ai fini di una produzione? Quanto l’opera che rispetti la libertà e l’individualità dell’autore può essere arricchita da un processo di lavoro aperto?
Il percorso nato con un obiettivo di formazione deve conservare questa sua natura e dunque restare fine a se stesso. Nulla toglie però che apra a prospettive di modelli più ampi che contengano sperimentazioni di tipo economico, dalla formazione retribuita alla produzione vera e propria ed eventualmente a un’idea di circuitazione. Che ci interroghi sulle forme della fattibilità (il fund raising, vedi: Bando Che-Fare) e quelle del desiderio (quali forme artistiche?).
Alcune ipotesi: dalla produzione di testi alla mise en espace; produzione di un testo collettivo e messa in scena; produzione di più spettacoli; costruzione di una regia che metta in formalizzi e performi il processo di studio rendendolo leggibile e godibile… varie ed eventuali.

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