Mercoledì 10 ottobre, ore 21.30
F R A M M E N T I C O N D I V I S I
una serata con
ANGELO MAI ALTROVE + TEATRO VALLE OCCUPATO
con Laura Arzilli, Cristiano De Fabritiis, Francesco Forni, Ilaria Graziano, Gabriele Lazzarotti, Pino Marino, Andrea Pesce, Riccardo Sinigallia, Emma Tricca, Giovanni Truppi
“L’unica dimostrazione di buona volontà reale è l’azione comune:
anche, e tanto più, se scandalosa.”
Pier Paolo Pasolini
Mercoledì 10 al Teatro Valle Occupato arriva l’Angelo Mai Altrove.
Si mette in pratica una convivenza, non una forma di ospitalità. Questa serata non ha a che fare con la solidarietà o con le buone maniere, ma con la condivisione di una battaglia scandalosa.
Col desiderio di costruire una città in cui la cultura sia una pratica quotidiana e non una sporadica vetrina.
È da mesi che il Comune di Roma, attraverso i Vigili Urbani, intima la chiusura dell’Angelo Mai dichiarando che “non vi si svolgono attività culturali e non vi sono luoghi adibiti ad esse” e che in realtà vi si svolge solo ”una lucrosa vendita di alcolici a un pubblico indiscriminato.”
Ora la stretta si è fatta più pesante e l’Angelo Mai è a rischio sigilli.
All’Angelo Mai Altrove in 3 anni è successo questo:
° Uno scheletro, una capanna, senza pavimento, senza porte né finestre è diventato, grazie alla partecipazione e non certo ai soldi pubblici, un teatro sala concerti completamente rivestito in legno – con tanto di trattamento ignifugo previsto dalla normativa europea –, dotato di un impianto elettrico a norma e di attrezzature paragonabili a quelle di molti luoghi “istituzionali”.
° Sono stati prodotti e coprodotti 62 spettacoli, 198 concerti, 34 performance, 23 laboratori.
° Hanno preso vita possibilità culturali, slanci artistici, formazione, tentativi di autoimpresa in assenza di finanziamento pubblico.
Tutto ciò a costo zero per le istituzioni e per i contribuenti.
L’Angelo Mai, come il Teatro Valle, il Cinema Palazzo e tanti altri, vuole salvare i luoghi e spalancarne le porte invece di regalarli a spietate privatizzazioni o all’abbandono.
Lo spazio alle Terme di Caracalla è il risultato di un percorso di lotta partito nel 2004 a Rione Monti, dove si voleva salvare un vecchio convitto destinato a diventare un centro commerciale o un residence di lusso. Veltroni sgomberò da quel convitto – con un grande dispiego di forze dell’ordine – il collettivo dell’Angelo Mai nel 2006, dicendo che lì era urgente fare una scuola. Quella scuola, ad oggi, non è stata fatta, nonostante siano stati spesi diversi milioni di euro per cominciare i lavori e poi bloccarli. Un’altra cattedrale nel deserto.
L’Angelo Mai Altrove il 10 ottobre è al Teatro Valle Occupato perché quel luogo gli è complice dalla nascita. Perché il ragionamento sull’arte, sulla fruizione ampia e diversificata in una città in cui tutto è diventato per pochi, l’attenzione al contemporaneo e al suo valore di lente sul presente, li accomuna e li fa camminare insieme da tempo.
Il 10 ottobre i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo dell’Angelo Mai e del Teatro Valle costruiscono una serata insieme perché le misure persecutorie che vogliono chiudere l’Angelo Mai rispondono a un disegno politico asfittico e reazionario a cui dicono NO!
Perché uno spazio indipendente che cerca di diffondere cultura, arte e pensiero critico non può essere trattato come un locale o come un bar abusivo.
Perché l’esistenza dei nostri spazi è un sonoro NO! alla deriva securitaria e xenofoba della Roma di Alemanno e al deserto culturale di questo Paese.
Perché i nostri spazi sono “un frammento condiviso di una coscienza collettiva” e nessuna divisa può fermare il battito del loro cuore.
Ora l’Angelo Mai Altrove è chiuso. Straordinariamente – e forse per gli ultimi giorni! – sarà aperto dal 14 al 18 ottobre per “SHOTS: An American Photographer Journal 1967-1972”, mostra fotografica di David Fenton, i cui scatti vengono esposti per la prima volta in Italia. Un esempio virtuoso di autoproduzione. Una mostra completamente autofinanziata grazie alla partecipazione attiva dei cittadini.


Non mi commuovero’ di certo’, ne mi indignero’, ma credo che nemmeno mi stupiro’ per la chiusura della nota discoteca romana, animatrice delle serate fighette romane, si ho detto fighette! perche’ tale e’ il pubblico di questo locale, come tale e’ sempre stata la gestione: Quatttro figli della borghesia annoiata cor ciuffo ribelle, non fanno certo un “centro sociale”, uno spazio occupato. Un luogo dove l’unica socialita’ presente e’ lo struscio al bar, con prezzi certamente poco sociali se teniamo oltretutto conto del fatto che l’ngresso si paga!
Un luogo nato dallo sgombero della vecchia occupazione dove almeno la parola “sociale” un senso lo aveva, visto che che il “Mai” conviveva con il comitato di lotta per la casa.
Poi lo sgombero, un capitale sociale ricavato da quelle attivita’ di cui non se ne sa nulla, una nuova collocazione centralisissima concessa dal comune che ne ha curato anche la ristrutturazione, quindi mi chiedo perche’ e’ finita questa corrispondenza di amorosi sensi con le autorita’ locali? Forse son venuti a mancare quei probabili inciuci che hanno permesso a un locale come tanti altri di considerarsi “diverso”, Un luogo dove non esiste una aperta autogestione, condivisione delle attivista’ e degli spazi, un luogo dove entri pagando e dove spendi al bar, balli e te ne vai senza lasciare traccia alcuna, alla faccia della socialita’!
Del resto e’ la stessa identica parabola percorsa da altri, Rialto Occupato, il Brancaleone, tanto per citarne due, sono la testimonianza e la prova di come una gestione privatistica possa trasformare un luogo, spazio pubblico e condiviso, in una ativita’ di impresa per lappunto privata, esentasse e senza le odiose trappole burocratiche, polizziottesce compresi i controlli di routine ben noti a tutti gli esercenti.
Siamo alla solita vecchia storia, nulla di nuovo, mi chiedo solo perche’ chi in questa’ citta’ le occupazioni le fa davvero, senza mediazioni, inciuci, accordini al campidoglio, chi nell’llegalita’ rischia in proprio, mettendoci l’anima, chi questa tanto declamata socialita’ almeno prova a praticarla, mi chiedo perche’ non abbia reclamato per se questi spazi, occupandoli e aprendoli, anche nella produzione di cultura, arte e quantaltro, a chi non ha altre opportunita’ e spazi per farla . Immigrati, rom, cassintegrati, mobbizzati, senza casa, studenti squattrinati e disoccupati, la lista potrebbe continuare.
Ladri di socialita’ non piangero’ per voi.
adieus
M.