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Lampedusa | diario di viaggio

31 gennaio | 2 febbario 2014
Lampedusa. Si parlerà di nuovi diritti, della cittadinanza come conquista, di creazione di diritto dal basso. Un linguaggio e delle pratiche comuni, dall’opposizione alle politiche migratorie basate sul controllo e il respingimento, alla scrittura di una Carta dei diritti aperta ed emendabile online.
Di seguito la lettera aperta dei promotori e i primi appunti di viaggio inviati da Guido De Togni, che seguirà i lavori per la Costituente dei Beni Comuni.

 

Carta di Lampedusa 31 gennaio-2 febbraio
Lettera aperta ai cittadini e alle cittadine di Lampedusa

Il 31 gennaio e l’1 e il 2 febbraio 2014 a Lampedusa arriveremo in molti: decine di associazioni, movimenti, singoli, e poi sindacati, giuristi, gruppi laici e religiosi provenienti da tante parti d’Italia e da diversi paesi europei e nordafricani.
Saremo lì per scrivere la Carta di Lampedusa, e affermare dei principi che tutelano la libertà e i diritti di tutte le persone, a partire dal fatto che nessun essere umano deve più essere sottoposto a violenze e detenzioni arbitrarie, né tanto meno rischiare la propria vita, solo perché ha voluto o dovuto lasciare il proprio paese per raggiungerne un altro. Vogliamo porre le basi per la costruzione di una nuova Europa e di un Mediterraneo di pace, in cui non ci sia spazio per la militarizzazione, e in cui Lampedusa sia liberata dal ruolo che i governi italiani di qualsiasi colore politico, nonché l’Unione europea, le hanno imposto per troppo tempo: quello di confine e di frontiera.
Vorremmo scrivere questa Carta sulla vostra isola e insieme a voi per rovesciare simbolicamente questa immagine di Lampedusa, rendendola invece il centro propulsore di un’altra idea di spazio Mediterraneo ed europeo.
In questi ultimi vent’anni avete accolto sul vostro territorio migliaia di altre persone venute anche da molto più lontano, oltre che centinaia di giornalisti, associazioni, politici e, non da ultimo, poliziotti e militari di ogni ordine e tipo.
Sappiamo che di questo siete stanchi, e che sarebbe giusto che si smettesse di parlare di Lampedusa quasi solamente in relazione alle migrazioni, invece che valorizzarne le bellezze e le potenzialità, e, soprattutto, invece di affrontare i problemi che rendono la vostra vita disagiata, come l’assenza di strutture sanitarie e scolastiche, e che la politica dovrebbe finalmente farsi carico di risolvere.
Non possiamo promettere che il lavoro che porteremo avanti nei tre giorni in cui saremo lì con voi servirà a migliorare la situazione critica che vivete quotidianamente e, certamente è vero, dopo quei tre giorni noi andremo via e voi resterete sulla vostra isola ad affrontare i problemi di sempre.
Possiamo dirvi, però, che i nostri scopi, a partire dal radicale ripensamento delle attuali politiche migratorie, coincidono con quello di restituire definitivamente Lampedusa a se stessa e ai suoi cittadini e cittadine.
Per queste ragioni vi chiediamo di aiutarci, partecipando nei modi e nelle forme che voi riterrete più opportuni, a costruire la Carta di Lampedusa nel rispetto della vostra storia, della vostra fatica, del luogo meraviglioso che abitate.
Le partecipanti e i partecipanti alLa Carta di Lampedusa 
Altre info sulla Carta di Lampedusa
Segui i tre giorni 

 

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DIARIO DALL’ISOLA 31 gennaio, ore 11:24

Arriviamo a Lampedusa in 30, su un turbo elica che fa fatica a decollare, sballottato com’è dalle raffiche di vento che investono la Sicilia in questi giorni.
Inutile dire che l’atterraggio non è stato più tranquillo, ma comunque atterriamo all’aeroporto, una casetta con torre annessa che si affaccia sulle piste deserte: uniche presenze sono tre elicotteri da guerra dell’esercito.
Ieri è stata una giornata di ambientamento. Trovata casa da Dino, si è fatto un giro dell’isola: il paese, i pescatori, la Porta d’Europa, opera donata da un artista dell’isola nel 2008, e poi l’aria, l’aria di confine, di frontiera, come mai l’avevo respirata.
Lampedusa è avamposto del mediterraneo, e come tutti i posti di frontiera di questi nostri tempi è militarizzato e isolato dal resto.
Interi alberghi sono occupati dalle forze dell’ordine e dall’esercito. Il resto dell’isola, a gennaio, è invece chiuso dietro le porte, le finestre… poca gente in giro, e altrettanta poca che sa di ciò che avviene in questi tre giorni. Quindi tra ieri sera e stamattina ci sono una serie di incontri (dagli albergatori agli studenti liceali) per raccontare de La Carta di Lampedusa e scambiarsi impressioni.
Oggi alle 17 cominceranno i lavori con un incontro tra Sindaco, cittadinanza, alcuni partecipanti arrivati dalle terre del Nord Africa, e gli attivisti giunti sull’isola da tutta Italia: si cercherà di capire meglio le condizioni di vita e le dinamiche relazionali della comunità dell’isola, in vista della giornata di domani, durante la quale si scriverà materialmente, nella versione definitiva, La Carta di Lampedusa.
Questa Carta sarà una carta di principi che avanzino, anche nel campo dell’amato/odiato diritto, per ridefinire il concetto di cittadinanza, ormai svuotato nel suo significato tradizionale legato alla sovranità e allo Stato, e i diritti intrinsecamente connessi.
Queste sono prime parole, primi pensieri… vi scrivo presto.
Il vostro paracadutato

 

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