18 lug

al

31 ago

LIBRO “Teatro Valle Occupato. La rivolta culturale dei beni comuni” Ed. Derive Approdi

IL LIBRO

Teatro Valle Occupato

La rivolta culturale dei beni comuni

Aa. Vv.

Ed. DERIVE APPRODI

«La rivolta dei beni comuni in un contagioso esperimento sociale e culturale»
 

Dalle piazze spagnole a quelle arabe, da occupywallstreet alla primavera italiana dei referendum, mobilitazioni e tumulti superano la dimensione della protesta ed esprimono il bisogno di una reale alternativa sociale.
Al Valle, il più antico Teatro di Roma, si respira lo stesso anelito. La sua occupazione, a opera di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, sperimenta un nuovo modello di produzione culturale nel tentativo di superare governance amministrativa e logica del profitto privato. La «Fondazione Teatro Valle Bene Comune» sarà infatti la prima istituzione di rilevanza europea a essere gestita secondo un principio di autogoverno. Un prototipo riproducibile in settori diversi: dai musei ai centri di ricerca, dalle scuole agli ospedali, il Valle occupato è un esperimento straordinario che si sta già moltiplicando in tante altre esperienze simili.
Lo Statuto della «Fondazione Teatro Valle», che trascrive in forma giuridica la rivendicazione di un «bene comune», presenta due elementi radicalmente innovativi: la gestione partecipata della cittadinanza e l’autogoverno delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo. Sui contenuti e la valenza di questo Statuto, nel libro vengono chiamati a esprimersi, oltre agli occupanti, anche il giurista Ugo Mattei, la filosofa Federica Giardini e il drammaturgo Rafael Spregelburd.
Da quando è stato occupato, il Valle è stato aperto 24 ore su 24 ospitando spettacoli e artisti di grande prestigio e registrando la partecipazione e la solidarietà di decine di migliaia di spettatori. Questo libro è rivolto a loro.

 

Un Assaggio

Antefatto Teatri vuoti e inutili, divisi per etichette, categorie e pubblico. Festival di settore, fatti da gente del settore, con gente del settore e poco sentore, tutto sempre uguale. Fondi pubblici mal distribuiti, soppressione di enti inutili, scioperi del lunedì, accise sulla benzina. Attori senza diarie e sussidio di disoccupazione, stabili con buchi di bilancio, direttori scelti perché piacciono alla mamma del sindaco. Molta tutela del diritto d’autore, nessun rispetto dei saperi delle maestranze e dell’intelligenza del pubblico. Burocrati ben saldi, artisti senza soldi. Politica del grande evento, Teatro della miseria. Manca l’epica, manca la crudeltà, manca Dioniso. E fu così che un giorno di giugno si occupò un teatro del millesettecentoventisette per attuare una rivolta culturale. Teatro c’è quando Dioniso danza Estate 2011. In Italia ci si lamenta sempre di quel che non funziona ma poi non si trova mai il modo per cambiare quel che non va… Il vuoto su cui siamo ormeggiati è immenso e desolante, un vuoto esistenziale oltre che politico e culturale. Occupare il Valle è un atto desiderante, che muove le teste, ci pone nell’azione. Andrea Camilleri suggerisce l’idea del contagio: occupate un teatro in ogni città! Eliminare le etichette, favorire la commistione di generi, far incontrare spettatori diversi. Nascono le serate a flusso continuo: brevi contributi degli artisti sul palco, il pubblico è libero di andare e venire, a suo gusto e pericolo. Può capitare di vedere quel famoso regista cinematografico, una canzone di Mina intonata da un palchetto in risposta a una chiamata Skype, musica classica, gospel, pop, barocca, attori, mostri del teatro e della tv, ballerine di tip tap e un’occupante maturanda che legge passi di Foscolo… È un montaggio delle attrazioni, un lavoro da chirurghi sentimentali per fanatici del cortocircuito. Estemporanee, messe in piedi con i pochi mezzi dati dall’emergenza, le serate Flusso sono una vera e propria guerriglia culturale. A pomeriggio iniziano anche le visite guidate tenute dagli occupanti e da Antonio, custode del teatro da oltre trent’anni, mentre il sabato sera è possibile sedersi in platea o sul palco a leggere libri e ascoltare musica classica. Si può arrivare a teatro e assistere alla lettura integrale di un romanzo di Calvino o a una puntata-live di Fuori Orario con Ghezzi, incontrare Marco Cavallo o vedere il palco trasformato in una milonga disperata con centinaia di appassionati di tango, mai entrati prima al Valle, che ballano nella penombra. Ugo Mattei: «questo teatro per quanto bellissimo se resta vuoto è un luogo morto». Iniziamo a lavorare a uno Statuto, immaginiamo che il Valle possa essere il teatro dove far nascere un centro per le drammaturgie, al pari di altri teatri europei. Ferragosto, festa rionale. Invadiamo la strada con cibo, addobbi, stornelli e danze, degni di un quadro di Bruegel. Gli abitanti del quartiere ci portano viveri, sostegno e chiedono quando iniziamo la campagna abbonamenti. Sono i pochi sopravvissuti alla mattanza che ha trasformato il centro storico in un parco tematico per turisti e zona residenziale per la politica. Qualche mese dopo sarà Veronica Cruciani, attrice e regista, a mettere al centro del suo laboratorio di teatro partecipato questa presenza, disegnando una sorta di mappatura del potere. Tramite interviste agli abitanti, incontri-lezione e laboratori con attori e drammaturghi si intuiscono le tracce di un potenziale percorso creativo e di possibili scritture. Salpa la nave-scuola del Teatro Valle. Perché ogni educazione è sempre un’educazione sentimentale, che passa attraverso i corpi, l’esperienza, il racconto. L’idea è quella di imparare andando, la scenotecnica teatrale nasce dalla tradizione navale di un popolo di marinai. Annodare le corde con maestria e leggere le stelle. Seminari, atelier, incontri aperti con maestri di varie discipline, per ragionare sulla formazione a più livelli, dai linguaggi, le scritture e i mestieri della scena, alla formazione di artisti e spettatori. Ispirati da Brecht e il suo Berliner Ensemble sveliamo al pubblico il meccanismo che sta dietro le quinte, mettendo al centro il processo creativo più che il prodotto-spettacolo. L’intento è di far saltare le gerarchie, di far viaggiare e scambiare i saperi, creare scintille e nuovi amori.

Rassegna Stampa

“Chi è di scena” da Alfabeta2

Anticipazione di due estratti da “Teatro Valle occupato. La rivolta culturale dei beni comuni” – da Alfabeta2, luglio 2012

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“L’illegalità costituente di un bene comune” da Il Manifesto

Recensione di Roberto Ciccarelli a “Teatro Valle occupato. La rivolta culturale dei beni comuni” – da Il Manifesto, 18 luglio 2012

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“Un anno vissuto pericolosamente” da Millepagine.Rai.it

Recensione di Vittorio Castelnuovo a “Teatro Valle occupato. La rivolta culturale dei beni comuni” – da Millepagine Rai, 18 luglio 2012

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“L’anno di Occupy” da Fahreneheit su Teatro Valle occupato

Intervista di Loredana Lipperini, conduttrice di “Fahrenheit”, ad Ugo Mattei co-autore di “Teatro Valle occupato. La rivolta culturale dei beni comuni” – da Radio Rai 3, 18 luglio 2012

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Quando il teatro si fa bene comune

«Micromega» online. Recensione di Giacomo Russo Spena. 25 luglio 2012

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