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IL MACELLO DI GIOBBE testo e regia di Fausto Paravidino | PRIMA MONDIALE 15 ottobre BOZAR – Le Palais des Beaux Arts – Bruxelles

LOGO VALLE 1 

Bruxelles, 15 ottobre 2014
Bozar – Le Palais des Beaux-Arts

IL MACELLO DI GIOBBE

testo e regia Fausto Paravidino

traduzione Silvia Guzzi e Lorena Cosimi

con Emmanuele Aita, Ippolita Baldini, Federico Brugnone,
Filippo Dini, Iris Fusetti, Aram Kian, Angelica Leo,
Vito Saccinto, Monica Samassa
disegno luci Pasquale Mari
costumi Sandra Cardini
scene Guido Bertorelli, Marco Guarrera
musiche composizione collettiva a cura di Enrico Melozzi
coreografie Giovanna Velardi
maschere Stefano Ciammitti
assistenti alla regia Maria Teresa Berardelli, Camilla Brison

 

produzione Teatro Valle Occupato
Fondazione Teatro Valle Bene Comune

si ringrazia per la collaborazione il TEATRO DUE di PARMA.

con il sostegno di ANGELO MAI, gli artisti di ALTRESISTENZE13-14, EX LAVANDERIA, NUOVO CINEMA PALAZZO, SCUP

questa produzione è stata realizzata grazie alla partecipazione e al sostegno degli occupanti, degli artisti e dei cittadini che in questi tre anni hanno reso possibile la sperimentazione di nuove pratiche artistiche e politiche

uno speciale ringraziamento a EUROPEAN CULTURAL FOUNDATION

PRIMA MONDIALE

 

Il 15 ottobre debutta in prima mondiale, presso il prestigioso Bozar – Le Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, la prima produzione del Teatro Valle Occupato – Fondazione Teatro Valle Bene Comune Il Macello di Giobbe, scritto e diretto da Fausto Paravidino, uno degli autori più interessanti del panorama teatrale italiano, apprezzato e rappresentato in tutto il mondo.

A portare in scena lo spettacolo una compagnia di attori di grande talento: Emmanuele Aita, Ippolita Baldini, Federico Brugnone, Filippo Dini, Iris Fusetti, Aram Kian, Angelica Leo, Vito Saccinto, Monica Samassa.

Fausto Paravidino è stato affiancato nella creazione dello spettacolo da alcuni artisti affermati come la costumista Sandra Cardini, il light designer Pasquale Mari, la coreografa Giovanna Velardi e il compositore Enrico Melozzi, e da alcuni giovanissimi tra i quali spicca il nome di Marco Guarrera, autore insieme a Guido Bertorelli delle scenografie. Fondamentale per la riuscita dello spettacolo il prezioso lavoro delle maestranze che si sono formate in questi anni nei laboratori del Teatro Valle occupato.

La produzione è stata strutturata sin dal principio secondo quelle dinamiche di apertura, partecipazione, coinvolgimento e formazione che hanno caratterizzato l’attività del Teatro Valle Occupato, una delle esperienze politiche e culturali più dirompenti degli ultimi anni, premiata nel 2013 dalla European Cultural Foundation con il prestigioso Princess Margriet Award.

Il Macello di Giobbe è un testo scritto appositamente per il Teatro Valle. Indaga e narra quel presente dal quale intere generazioni si sentono escluse e del quale vogliono riappropriarsi. La messa in scena dello spettacolo ha coinvolto decine di artisti, maestranze e operatori. Ha previsto laboratori – per maestranze, per attori, per i compositori della colonna sonora – in cui i partecipanti si sono fatti protagonisti del processo creativo stesso e non ne sono stati meri esecutori. Dietro questa produzione c’è tutto un teatro che vuole sentirsi partecipe di questo percorso e dei suoi risultati, e riconnettere formazione, creazione e produzione.

Il Macello di Giobbe nasce dal desiderio di creare un teatro in forte discontinuità con il sistema teatrale italiano istituzionale – da anni ristagnante a causa dei continui tagli e della scarsa attenzione al contemporaneo – e in stretta connessione con le esperienze europee e internazionali, indagare e narrare il presente, far rinascere la scena contemporanea, valorizzarne talenti e competenze professionali, dar vita a una formazione qualificata e costante nel tempo per professionisti dello spettacolo e semplici fruitori

SINOSSI
La macelleria, finora prospera, di Giobbe rischia di chiudere. Per salvarla, l’onesto macellaio si è indebitato con la banca. Ha una famiglia da nutrire, il garzone da pagare, una figlia malata e un figlio partito per gli Stati Uniti a studiare la finanza. Ritornato al paese per salvare la macelleria, il figlio persegue le proprie idee, che il padre non condivide, mentre due clown inquietanti, pagati da lugubri banchieri, si aggirano attorno al negozio con l’intento di fare fortuna con ogni mezzo. Sullo sfondo di questo “macello” biblico, di cui sono vittime il buon Giobbe e la sua famiglia, due dèi si affrontano: il Dio dell’avvenire, quello del figlio e del denaro, e il vecchio Dio stanco, quello che Giobbe interpella, e che resta muto e indifferente…

NOTE DI REGIA
Il Macello di Giobbe è un testo che nasce da alcune suggestioni, da alcune domande e dall’esperimento di una modalità nuova di scrivere il teatro. Mi interessava studiare il Libro di Giobbe senza sapere dove questo mi avrebbe portato, mi interessava il confronto col sacro, col mistero, con Dio. Mi interessavano la crisi economica, gli incomprensibili meccanismi della finanza, apparentemente assurdi, talmente assurdi da costituire un’anti-teologia. Mi hanno affascinato le lezioni di Andrea Baranes, mi ha affascinato la metafora di Marco Bersani che vede i mercati come dèi pagani, che si turbano e chiedono sacrifici agli uomini. Mi interessa il rapporto tra il liberismo (la religione dell’egoismo) e la nostra cultura, dove la solidarietà sociale e l’amore per il prossimo non sono previsti come optional. Mi interessavano la carne e i mattoni come misura concreta di quello che il denaro può comprare. Un girone del sangue (animale), un girone di calce, un girone di sangue (questa volta umano). Ho studiato questi elementi al Teatro Valle Occupato facendomi suggestionare da quel palcoscenico e da quella platea, aiutato nel mio studio dallo studio di molte persone…, per cercare di capire quello spazio cosa chiede, a quello spazio cosa possiamo dare, a quello spazio cosa possiamo chiedere. Il Macello è il mio primo tentativo di risposta a queste domande. È un lavoro pel quale sono andato a pescare nell’antico per cercare di rappresentare il contemporaneo.

Fausto Paravidino

 

IL TEATRO VALLE OCCUPATO
Il 14 giugno 2011 il Teatro Valle, uno dei più belli e antichi teatri di Roma, è stato occupato da un gruppo di lavoratori dello spettacolo per riaprirlo alla cittadinanza, per evitarne la privatizzazione e per protestare contro i tagli indiscriminati alla cultura e l’assenza di una politica per la promozione delle arti e la tutela dei diritti degli artisti.
In tre anni anni di occupazione il Valle è stato uno spazio di partecipazione e creatività che, grazie a incroci impossibili, ha tentato di restituire la complessità del contemporaneo con teatro, danza, musica, cinema, arti visuali, incontri, dibattiti, assemblee, formazione permanente. Centinaia di artisti hanno accolto l’invito degli occupanti a partecipare all’esperienza mettendo in scena i propri lavori, inventando nuove modalità formative, aprendo al pubblico il proprio processo creativo, mettendo in condivisione i propri saperi, producendo una riflessione sul proprio agire artistico in tempi di crisi. Inoltre l’esperienza del Valle ha contagiato il Paese risvegliando forme di cittadinanza attiva. Altri lavoratori dello spettacolo, insieme a cittadini, hanno occupato in questi mesi altri spazi della cultura dando vita a una vera e propria rete: il Cinema Palazzo di Roma, il Teatro Coppola di Catania, il Teatro Garibaldi di Palermo, l’Asilo della Creatività di Napoli, Macao di Milano, il Teatro Pinelli di Messina, il S.a.L.E docks di Venezia.

L’entusiasmo e la partecipazione hanno trasformato la protesta in un processo costituente per la creazione di un’istituzione nuova, che coinvolga tutti – cittadini e artisti – attraverso un modello innovativo di gestione del Teatro.

Per dare solide basi alla Istituzione nascente e tradurne giuridicamente la pratica è nato – grazie a una scrittura partecipata che ha coinvolto, tra l’altro, anche grandi giuristi, filosofi ed economisti – lo statuto di una Fondazione Bene Comune che propone un’alternativa giuridica ed economica radicalmente nuova, basata sui principi Beni Comuni, per sperimentare insieme un’altra forma di democrazia attraverso le arti e la cultura, un’altra idea di lavoro e di condivisione.
A settembre 2013, dopo una campagna di crowdfunding che ha coinvolto migliaia di persone è stato raccolto il capitale necessario per dare il via alla formalizzazione della Fondazione Teatro Valle Bene Comune.

Ad agosto 2014, dopo tre anni di occupazione, le Istituzioni hanno finalmente accolto la richiesta di dialogo degli occupanti e hanno rinunciato alla privatizzazione dello storico teatro dando pieno riconoscimento politico alla Fondazione Teatro Valle Bene Comune. Tale riconoscimento ha consentito il perfezionamento dell’iter giuridico necessario alla istituzione della Fondazione e con orgoglio possiamo affermare che lo spettacolo Il Macello di Giobbe, frutto delle pratiche artistiche sperimentate durante i tre anni di occupazione, è la prima produzione della Fondazione Teatro Valle Bene Comune.

Oggi il Teatro Valle non è più occupato. Gli occupanti e i soci della Fondazione sono impegnati in una difficile trattativa con il Comune di Roma per decidere insieme il futuro del Teatro Valle e realizzare un progetto ambizioso: configurare il progetto di un teatro partecipato gestito in maniera condivisa da un’istituzione formale pubblica e da un’istituzione informale, creata dal basso, partecipata e ispirata ai principi dei beni comuni. Una sperimentazione senza precedenti in termini di innovazione e ibridazione tra modelli differenti.

FAUSTO PARAVIDINO
Nato a Genova nel 1976, Fausto Paravidino vive prevalentemente a Roma e ha sempre fatto l’attore. A 19 anni inizia a frequentare la “Scuola di Recitazione” del Teatro Stabile di Genova, si trasferisce poi a Roma dove continua a recitare in teatro, cinema e televisione e comincia a scrivere commedie – Trinciapollo, Gabriele (con Giampiero Rappa), 2 Fratelli, La Malattia della Famiglia M, Natura Morta in un Fosso, Noccioline (per il progetto “Connection” del National Theatre, London), Genova 01 (per il Royal Court, London), Morbid, Exit, Il Caso B, Il Diario di Mariapia, I Vicini (per il Théâtre National de Bretagne, Rennes) – che vengono rappresentate in tutta Europa e hanno vinto numerosi premi. Inoltre, traduce dall’inglese e scrive programmi per Radio 2 e Radio 3. Come regista mette in scena commedie sue e di altri autori. Il suo primo film da regista, Texas, è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2005.
I suoi ultimi lavori sono: La Malattia della Famiglia M, Mariapias dagbok | Il Diario di Mariapia (Dramaten, Stockholm, novembre 2010; tournée italiana 2012), La Maladie de la Famille M | La Malattia della Famiglia M (Comédie Française, Paris, 2011/2013), la trasmissione televisiva Fil (Rai 3) e la messa in scena di Exit (Teatro Stabile, Bolzano, stagione 2012/2013). Sta tenendo il laboratorio Crisi al Teatro Valle Occupato.
Commissioni e regie all’estero:
Nuts | Noccioline, testo commissionato dal Royal National Theatre per il progetto “Connection” (London, 2001), pubblicato da Faber and Faber; Genoa 01, testo commissionato dal Royal Court Theatre (London, 2001), andato in scena in forma di rehearsal reading per la regia di Simon McBurney al Royal Court Theatre – Jerwood Theatre Downstairs (London, febbraio 2002); Les Voysins | I Vicini testo inedito commissionato dal Théâtre National de Bretagne (Rennes, 2012); They were in my field per il Royal Court Theatre (London, 2013). Regie: Mariapias dagbok | Il Diario di Mariapia (Kungliga Dramatiska Teatern – Dramaten, in collaborazione con IIC Stockholm, Stockholm, 2010); mise en espace de La Maladie de la Famille M | La Malattia della Famiglia M (Comédie Française – Théatre du Vieux Colombier, Paris, 2011/2013; debutto a Vieux Colombier, gennaio 2011; ripresa gennaio 2013, Théâtre Centquatre, Paris, e tournée in Francia).
I suoi testi sono stati rappresentati nei seguenti paesi:
Argentina | Belgio | Brasile | Cile | Danimarca | Francia | Germania | Grecia | Lussemburgo | Olanda | Portogallo | Romania | Serbia | Slovenia | Spagna | Svezia | Svizzera | Taiwan | USA

DRAMATIS PERSONAE

GIOBBE:  Filippo Dini

            LA MADRE:  Monica Samassa

LA FIGLIA:  Angelica Leo

IL FIGLIO:  Vito Saccinto

IL GARZONE:   Emmanuele Aita

LA TIPA:   Iris Fusetti

CLOWN I:   Aram Kian

CLOWN II:   Federico Brugnone

UNA DONNA:   Ippolita Baldini
AMICA DELLA MADRE
L’INFERMIERA

CREDITS:
Testo e regia Fausto Paravidino; con Emmanuele Aita, Ippolita Baldini, Federico Brugnone, Filippo Dini, Iris Fusetti, Aram Kian, Angelica Leo, Vito Saccinto, Monica Samassa
Laboratorio di illuminotecnica
 a cura di Pasquale Mari e Michelangelo Vitullo; disegno luci di Pasquale Mari; capi elettricisti Marco Laudando, Michelangelo Vitullo
Laboratorio di scenografia 
a cura di Elisa Bentivegna e Michelangelo Campanale; supervisione e costruzione a cura di Mauro Persichini; disegno scena a cura di Guido Bertorelli, Marco Guarrera; realizzazione scenografica e scenotecnica a cura di Kadia Baston, Guido Bertorelli, Camila Chiozza, Marco Guarrera, Mauro Persichini, Alessandro Trapani; attrezzeria Kadia Baston

Laboratorio di composizione musicale collettiva 
a cura di Enrico Melozzi; musiche di Vincenzo Caravello, Giordano De Nisi, Giovanni Di Giandomenico, Matteo Di Leonardo, Alessio Fabra, Massimo Ferrini, Emiliano Imondi, Daniela Munda, Claudio Panariello, Gilberto Persico, Giuseppe Ricotta, Francesco Sbraccia;
 musicisti
 Mauro Baiocco, Salvatore Casu, Rocco Degola, Alessandro Di Marco, Danilo Di Paolonicola, Mirko Giosia, Luisiana Lo Russo, Lorenzo Marquez, Alfredo Mola, Micol Picchioni, Francesca Raponi, Lorenzo Riessler, Alessandro Rondinara, Riccardo Savinelli, Massimiliano Scatena, Antonello Sebastiani; fonico Vincenzo Schiavo
Costumi
 Sandra Cardini; maschere
 Stefano Ciammitti; assistenti costumi
 Annalucia Cardillo, Stefano Ciammitti;
 sarta
 Annalucia Cardillo
Coreografie 
Giovanna Velardi

Fonico 
Daniele Natali
Assistenti alla regia Maria Teresa Berardelli, Camilla Brison; direttrici di palco
 Camila Chiozza, Anna Felicia Nardandrea; direttrice di produzione Maria Crescenzi; 
produzione esecutiva a cura di Valeria Colucci, Maria Crescenzi, Paolo Giovannucci, Daniele Natali, Alessandro Riceci, Nicola Rossi; 
foto e video Tiziana Tomasulo, Valeria Tomasulo; ufficio Stampa
 Cristina Brizzi, Benedetta Cappon; comunicazione
 Simona Senzacqua;
 traduzione in francese Lorena Cosimi e Silvia Guzzi;
 distribuzione italiana a cura di Nidodiragno di Angelo Giacobbe;
 distribuzione estera 
a cura di Studio Grompone

Si ringrazia per la collaborazione il Teatro Due di Parma

Con il sostegno di
Angelo Mai, gli artisti di Altresistenze13-14, Ex Lavanderia, Nuovo Cinema Palazzo, Scup

Si ringraziano Easy Light di Luca Barbati, La Città del Teatro e dell’immaginario contemporaneo di Cascina, Laboratorio Studio 51, Muziki, Scenarredo, avv. Giuliana Aliberti, Sandra Bellini, Laura Benzi, Nolwen Caro, Valerio Camelin, Edward Fortes, Salvatore Lazzara, Fiammetta Mandich, Mauro Milone, Paolo Pilati detto “Tarzanetto”, Barbara Ronchi, Hossein Taheri, Andrea Tocchio, Riccardo Togna

Questa produzione è stata realizzata grazie alla partecipazione allargata e al sostegno degli occupanti e dei soci fondatori che in questi tre anni hanno reso possibile la sperimentazione di nuove pratiche artistiche e politiche

 

Uff. Stampa: Benedetta Cappon 
Organizzazione: Maria Crescenzi – produzione.tvo@gmail.com
Sito: www.teatrovalleoccupato.it
Facebook: https://www.facebook.com/teatrovalleoccupato?ref=bookmarks
Twitter: #valleoccupato

 

 

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