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Nel DEF “Documento di Economia e Finanza 2013” non si parla di cultura

Mentre Re Giorgio dichiara di accettare il bis, sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze è stato pubblicato il DEF o Documento di Economia e Finanza 2013 (http://www.mef.gov.it/doc-finanza-pubblica/def/2013/News_IT $(KGrHqR,!pQFCpQQYMw6BQ6WR!UQf!~~60_35). Semplificando, è la bozza del governo italiano sulla situazione delle finanze pubbliche e su proposte per entrate e uscite per il prossimo anno. Il documento dovrà essere discusso in Parlamento (anche se non si capisce bene come, considerato che il Parlamento è bloccato e non ci sono le Commissioni), poi va a Bruxelles per essere esaminato dalla Commissione, visto che con le ultime intelligentissime decisioni sul controllo della spesa pubblica sono i burocrati europei a decidere quanti sacrifici dobbiamo fare e se bastano i piani di austerità per compiacere i mercati finanziari… Sono diversi allegati da centinaia di pagine l’uno. Nella terza sezione “Programma nazionale di Riforma”, su 354 pagine la cultura ne occupa 3 (pagine 210 a 213). O meglio, non si parla di cultura ma il paragrafo si intitola “Valorizzazione dei beni culturali”… In queste tre pagine ci sono tre paragrafi: 1. Spending review nel settore dei beni culturali. Ma ricordando che sono comunque stati stanziati un po di milioni per la Grande Brera e dintorni. 2. Tutela nelle aree pubbliche di valore. Questo è il vero gioiellino, uno dei tre paragrafi sulla cultura è dedicato a spiegare le nuove normative per il contrasto agli ambulanti che esercitano nei luoghi di interesse culturale e turistico e tutelarne così il “decoro”. 3. L’accordo con la Rai per fare arrivare qualche spicciolo al cinema italiano. In centinaia di pagine di allegati non sembra comparire mai la parola “teatro”. Tre pagine in tutto per la cultura, e tre pagine in cui si parla solo di “valorizzazione” e “spending review”. Tutt’al più nell’appendice si trovano misure normative per la “attrazione del capitale privato nella cultura” o “misure agevolative per investimenti privati in cultura”. Vale a dire che lo Stato abdica totalmente alla sua funzione in campo culturale, svendendola ai privati. Tutto questo tranne ribadire una priorità assoluta e sulla quale non si può transigere. Non resta che esprimere “viva e vibrante soddisfazione” per la lungimiranza del nostro governo, che ha saputo così bene inquadrare la vera emergenza della cultura in Italia: lotta senza quartiere ai venditori di souvenir.

mercato in piazza cavalli   foto bellardo

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