17 Set

Report Assemblea Pubblica del 13 settembre – Sul Valle in divenire

Martedì 13 settembre

Assemblea pubblica

SUL VALLE IN DIVENIRE

 

 

 

 

 

 SYLVIA: questa è la prima assemblea pubblica sul Valle dopo l’assemblea del 5 luglio. Ci sono due piani, quello che accade qui e quello della percezione. Cosa è accaduto in agosto, in cosa consiste questo statuto della fondazione? Questa assemblea vuole essere un momento di resoconto racconto, un confronto su quello che è stata la calda estate del Valle. Lo statuto della fondazione è il Valle, un luogo dove si elaborano strategie politiche, di lotta. Parlare di teatro bene comune significa definire non un concetto ma delle pratiche, le ns pratiche di fondazione, preludio alla stessa. Il luogo diventa bene comune nel momento in cui la cittadinanza decide di appropriarsene, mettendo in atto una serie di modalità di partecipazione. Parlando di teatro ci sono delle peculiarità, soprattutto che riguardano la cultura. Ci siamo detti, mettiamo in pratica i nostri desideri, come vorremmo che fosse gestito il teatro come bene comune. Ci sono stati vari esperimenti come quello della fondazione. Un osmosi dei saperi, non delle trasmissioni verticali del sapere ma la coesistenza. Spiegheremo meglio cosa è stata la formazione, abbiamo approfondito la vocazione. Parlammo del Valle come centro della drammaturgia contemporanea. La questione della direzione artistica; è ipotizzabile una direzione artistica scissa dal discorso economico? Non verticistica, che possa basarsi su una progettualità spaziale e temporale diversa? Dove siamo arrivati rispetto alla questione dei lavoratori del valle. I prossimi appuntamenti. Il discorso sulla disoccupazione. Vorremmo raccontare anche l’esperienza di Venezia, l’occupazione del teatro Marinoni. Unico teatro del lido, teatro liberty abbandonato. Questa esperienza ha significato l’uscire dalle pareti di questo teatro, domani i cittadini faranno la seconda assemblea al teatro Marinoni per deciderne il futuro. La ns lotta non si esaurisce all’interno di questo teatro. Mandiamo il video e poi cominceremo parlando del varo della nave/scuola.

VIDEO SUL VARO DELLA NAVE SCUOLA

TANIA: sulla scia della nave scuola che si allontana torniamo a noi provando a ripercorrere quello che è stato. Perché un centro nazionale della drammaturgia e uno sguardo sul contemporaneo? Per la scarsa attenzione che viene data ai drammaturghi e alla drammaturgia estera, a tutte le scritture del contemporaneo, coinvolgendo tutte le forme che fanno sempre di più il nostro teatro (contemporaneo). Sentiamo una grande mancanza verso questi linguaggi, sempre di più sembra che ci venga sottratto il luogo per raccontarla e gli strumenti. La politica sempre di più si è assunta il ruolo di questa narrazione, impoverendo i linguaggi e i contenuti. In questi mesi di occupazione poniamo l’attenzione sulle forme di narrazione del contemporaneo. Lo stesso problema abbiamo provato a sollevarlo a Venezia sul cinema. C’è un sistema contemporaneo che tende a fare una rimozione, uno scollamento sempre più evidente tra la realtà e quello che viene rappresentato. Per questo motivo un centro di drammaturgia e di ricerca dei linguaggi sul contemporaneo. Cerchiamo, vogliamo aprire un confronto con altri che si occupano di questo. La correlazione con short theatre, è indicativo di una direzione che vogliamo intraprendere, per capire perché c’è questa ristrettezza di spazio. Per questo avremo una serie di appuntamenti, sempre di più. Il 21 faremo una giornata sulle compagnie del teatro indipendente, per raccontare un pezzettino di questa esperienza che stiamo facendo. Drammaturgia e narrazione del contemporaneo a partire dal teatro Valle ma uscendone. Passo la palla alla formazione

LAURA: siamo partiti da Gramsci, con Federica Giardini in una sorta di autoformazione interna cercando di definire una narrazione personale con i concetti che ci stavano un po’ stretti. Federica ha lanciato questa cosa che spesso ci sono dei concetti univoci che ridiscussi possono aprire una realtà differente. Da questa linea abbiamo pensato ad un’altra formazione. In Italia la formazione è elitaria, fare un discorso sulla qualità della formazione, attraverso una trasmissione amorosa. Abbiamo immaginato una serie di percorsi formativi: le maestranze (la sopravvivenza tecnica, dettata dalla precarietà dei mezzi a disposizione), il laboratorio con Fiorenza Menni, con Fausto Paravidino, Paolo Rossi (conclusosi i primi giorni di settembre) il laboratorio di Caterina Inesi. A tutti abbiamo richiesto di mantenere i laboratori aperti, mantenendo le possibilità di insegnamento. Quasi tutti erano aperti ai partecipanti uditori, abbiamo avuto anche un gran pubblico che ha seguito tutte le ore, tutti i giorni. C’è stata una grande partecipazione al lab di Paravidino, dove s’è creato uno strano sconfinamento tra il pubblico e chi agiva. A volte il pubblico è totalmente fuori da quello che è il mestiere nella sua totalità. Abbiamo cercato di far riscoprire al pubblico quei meccanismi. Questo interesse nel corso delle settimane è andato aumentando. Abbiamo avuto pubblico che partecipava attivamente, siamo arrivati all’apice con il lab di Paolo Rossi, che ha richiamato molto pubblico, il pubblico aumentava sempre di più, gli attori che lavoravano erano tanti, si è creata un’enorme piazza che svelava i meccanismi della comicità, della costruzione della scena. Era un lavoro sul meccanismo scenico. Sono rimasta colpita quando ho visto una signora col ventaglio che per quattro ore è stata spettatrice, ed ha riso e applaudito. Questa è stata una rivelazione sul percorso formativo. Si può concepire una formazione interdisciplinare ( il corso di foto di scena viene fatto sul palco, mentre i tecnici costruiscono la scena per il lab di foto) il pubblico può seguire tutti questi percorsi ingrandendo la macchina teatrale. La questione centrale che abbiamo trovato partendo dalla drammaturgia contemporanea. Partendo da questo stiamo ridefinendo delle questioni, senza dare una linea estetica, stiamo lottando cercando di individuare altri percorsi. Abbiamo portato proposte completamente diverse, al di fuori dei discorsi preparati e politici del potere. Scardinare il concetto della stagione, allargare nel tempo e nello spazio per vedere tutto ciò che riflette e si riflette

LORENA: usare questo tempo di passaggio come sperimentazione, di rischio, di errore che rivendichiamo a voce alta. Vogliamo continuare con queste proposte di formazione aperte che indaghino diverse forme, dalla scrittura musicale, la danza, la drammaturgia. Cosa significa creare qualcosa in rapporto alla musica. Vorremmo rilanciare i laboratori tecnici, i tecnici del teatro che ora sono stati spostati dal ministero ad altrove, rivendicare queste competenze che sono fondamentali, continuare questo lavoro d’indagine, di narrazione. La domanda che abbiamo deciso di porre ai formatori è di pensare all’utenza. Insisteremo sulla commistione, sulla competenza, sull’osmosi dei linguaggi. Aprire sempre di più alla cittadinanza.

ILENIA: è faticoso sentire raccontare per chi non c’è stato. Vorremmo confrontarci e indirizzare delle conoscenze future. Capire come quello che stiamo facendo possa condensarsi nella scrittura della fondazione. Andiamo ad elaborare una forma concreta per questo spazio che vada a fare granello all’opposizione, dare fastidio, portare a galla cosa non va. Capire come un elemento che può non essere proprio appassionante può diventare un elemento costituente che dentro la legislazione del ns paese va a porre un avamposto un po’ avanzato. Si tratta di individuare delle linee che riguardano la formazione, la drammaturgia…. La fondazione ci serve per porre anche alle istituzioni delle questioni avanzate, elaborando un modello di gestione che disegna linee di nuove leggi, sistemi e percorsi. Come utilizzare lo strumento fondazione che è un bene politico, dobbiamo chiarirci per nutrirle e condividerle. Stiamo lavorando con Ugo Mattei a qualcosa che può essere allargato, come laboratorio politico. Su questo oltre alla formazione altra questione spinosa è quello della direzione artistica. Come si fa a staccare la direzione artistica dalle ingerenze politiche? Come si può seguire una programmazione? L’anomalia di ciò che stiamo facendo è che l’oggetto di ciò che stiamo facendo e la lotta coincidono, dobbiamo non coincidere con una sola visione. Stiamo dando voce a tutte le realtà del settore. Svincolare dall’ingerenza politica e partitica attraverso un azzardo, inventandoci quello che non esiste. Dobbiamo avere la capacità di trovare delle nuove forme creative, anche finanziarie, economiche, di direzione. Sulla direzione artistica partire anche da qualcosa che non esiste… lasciare un’autonomia alle individualità artistiche. Pensiamo ad una direzione artistica plurale, attraverso un turn over (es: la direzione di sant’arcangelo, tre direzioni che si succedono) o scorporare i diversi elementi della direzione artistica cioè: la formazione, la direzione, la programmazione in tre persone diverse o un ensemble cioè una direzione artistica che lavori per ipotesi diverse. Chiediamo a tutti noi/voi di confrontarci , noi lo facciamo nella lotta tra di noi che siamo artisti, attori etc… queste serate abbiamo visto di tutto (le serate flusso) quasi senza selezione. Tenendo questa modalità è possibile trovare un’idea di programmazione sperimentale che poi vengono trascritte nella fondazione. Ci immaginiamo di coinvolgere gli attori, gli artisti facendogli fare programmazione, per esempio… prendersi in carico cioè di provare a trovare delle forme

SYLVIA: Paolo e Luca vi faranno un punto sui lavoratori del valle. Capire cosa ne è stato.

PAOLO: in breve, con la soppressione dell’Eti i dipendenti del Valle dovevano essere delocalizzzati…. Ora finché si parla di ufficio può essere in linea con la vecchia occupazione, ma quando si parla di maestranze si vedono queste competenze non riconosciute. Questa delocalizzazione la combattiamo, il ns movimento politico coincide con il movimento culturale. Per questo nello statuto della fondazione è previsto un codice etico che prevede diversi aspetti, dalle paghe, al welfare e che riguarda anche le maestranze, i tecnici. Luca ha rischiato di vedersi da un giorno all’altro spostato da tecnico a vigilante. Si parla di competenze, non vogliamo che accada questo, diamo ai lavoratori del Valle la possibilità di scegliere, o di essere reintegrati o di scegliere la collocazione del ministero. Sappiamo che non ci vuole tanto si tratta semplicemente di una questione burocratica, una volontà politica. Resteremo qui finché questa volontà politica si manifesta

 

INTERVENTI:

PIERPAOLO: Pierpaolo Palladino, autore e attore, si complimenta con ilenia per la verve e la continuità e lucidità del discorso. Io posso considerarmi un autore, nel mio piccolo. Chi scrive cmq sperimenta, sono uno dei firmatari del manifesto redatto i primi giorni insieme ad altri che hanno voluto unirsi e condividono. Anche con altri sentiamo l’occasione di poterne partecipare, e inviterei altri autori ad essere più presenti. L’esperimento di qualcosa di nuovo è quello di poter fare un’assemblea volontaria di tanta gente, di chi milita, di chi fa la didattica. Si potrebbe fare un’assemblea lavorativa sulla drammaturgia, lavorare in una formula aperta… come Fausto o come Palo Rossi che sperimentava tecniche di teatro popolare. Tutto questo per poter dare una mano dall’interno a capire cosa può essere questo centro di drammaturgia contemporanea

ALDO VINCI: attore regista autore. Seguo l’occupazione sporadicamente. Ho 47 anni ho cominciato a far teatro quando avevo 25 anni, quando si lavorava tanto e bene, tutto quello che sta venendo fuori da questo movimento mi fa sentire la rabbia di non poter partecipare più attivamente. Vorrei portare un minimo di proposta più concreta. C’è il lato pratico delle cose, ci sono circa 2.500 persone che non lavorano, sono figlio di sindacalista, c’è un ruolo politico e sindacale. Quello che si sta creando, mi propongo di aprire un tavolo parallelo più politico per portare avanti le questioni della sopravvivenza, il welfare. Oggi ho letto la circolare sulla disoccupazione ed è imbarazzante…. Qui e oggi c’è l’humus per creare un sindacato di base, qualche assemblea tematica sui temi pratici del lavoro. Attenzione, in queste assemblee ho sentito molti nomi noti, alcuni in buona fede altri meno, molti di queste persone hanno dato per scontato di lavorare gratis in giro, senza contratto senza nulla. Le stesse persone che danno l’adesioni a questa protesta, stiamoci attenti

ILENIA: io raccoglierei questa proposta. Sabato 17 alle 17 qui c’è un’assemblea pubblica sul sussidio di disoccupazione negato agli artisti, per fare una pratica politica e metter giù delle pratiche. Organizziamoci facendo anche degli studi personalmente.

SYLVIA: tutte le proposte vengono assunte IRA: danzatore e fiero di esserlo e dirlo. Quando si parla di politica i danzatori sembrano scomparire. Faccio un atto di autodenuncia, ho sentito dire cose interessanti. Ho pagato e continuo a pagare l’enpals, ho avuto la fortuna di essere anche attore… Berlusconi è riuscito ad essere quello che è senza saper far nulla. Noi artisti siamo capaci di interrogarci, facciamo esercizi d’improvvisazione, e questo ci rende utili. In questo momento si sta creando una proposta, siamo tanti e questo ci affranca dall’autoreferenzialità. Perché questo nostro linguaggio non si sta diffondendo in modo più pubblico? Perché con tutte queste capacità non lo facciamo? Andiamo in strada, andiamo in giro, anche all’enpals… questa è la mia proposta, forse stupida, puerile. M’immagino di poter continuare ad usare il mio corpo la mia vita per fare qualcosa insieme.

CLAUDIA DELLA SETA: sono attrice, drammaturga e regista, dirigo Afrodita compagnia, lavoriamo nei territorio in guerra esistiamo tra Roma Palestina e Israele. Ho sentito tanto parlare di vuoto,e penso che dove c’è un vuoto c’è sempre il contrario. Penso che questo posto sia pieno lo è da quando avete occupato. Sono attrice romana, quando vedo le ragazze dell’occupazione, le vedo cazzute. Come dire, io sono un’attrice degli anni 80 e per lavorare la dovevi dare, le cose non sono cambiate,anzi ad oggi vengono insegnate. In quanto artista e attrice (me ne sono andata dall’Italia) la dignità dell’artista che si mette lì davanti al vuoto. Proviamo a metterci insieme, far vedere cosa vogliamo anche a livello artistico. Ci piacerebbe proporre un laboratorio dove la drammaturgia venga legata da persone differenti (professionisti e non) trovando un contenitore drammaturgico che possa unire tutti questi tipi di persone per non infossarci in noi stessi. Da questo si potranno creare degli eventi creati per qui. Per ribadire che qui vedo una gran pienezza

SYLVIA: ribadisco il tema dell’assemblea. Teatro Valle come progetto per una fondazione. Tutto ciò nasce da un’occupazione, Ilenia ha ribadito la necessità della lotta. Rilancio chiedendo di esprimersi su queste questioni. Credo che non sia semplicemente l’immaginazione di modelli utopistici. Volevo rilanciare e chiedere di esprimerci su questi punti

VERONICA: son una cittadina romana, abitante di questa città bellissima e difficile da vivere. Se c’è una cosa che ho capito è il fatto del bene comune. Questo teatro mi appartiene, ne devo avere cura e lo devo aiutare come posso. Sono venuta qua e sono stata colpita da tante cose, dall’accoglienza, ti accolgono con il sorriso, cosa che non succede da nessun’altra parte (vedi auditorium) il secondo fatto è quello dell’organizzazione, quando un sogno si accompagna ad un’organizzazione, quando si riesce ad accogliere centinaia di persone che fanno la fila, tutto questo con un senso che si sta a casa, io sono felice. Sono pronta a fare un abbonamento, fare tutto quello che serve per tenere in vita questa cosa straordinaria. Vedere tanti artisti, da giovani talenti a quegli attori che non hanno avuto occasione di sfondare. Si deve far qualcosa per non essere cacciati via. Come me ce ne sono tanti, da queste persone qua che han trovato un luogo dove venire si troverà un aiuto da tutti i punti di vista

SIGNORE: create un comitato di quartiere

CARLOTTA: attrice, volevo parlare dello statuto e fare delle domande. Chi secondo voi elegerebbe la direzione artistica? L’elezione della direzione artistica dovrebbe avvenire con candidati che si presentano con un progetto.?Credo nel turn over, ma senza immaginare le tempistiche. Poi avete parlato di formazione, produzione e programmazione. Di formazione avete parlato ma non sono molto d’accordo, perché per ogni professione si paga e c’è una selezione per potervi accedere.. che la formazione avvenga davanti ad un pubblico nn è facile, non è facile formarsi. Che si debba formare il pubblico su quali sono i processi del mestiere è giusto ma se si deve formare un attore una selezione ci deve essere. Di produzione e programmazione non avete molto parlato e il settore della produzione prevede di parlare di soldi. Visto che questa fondazione deve essere un modello mi piacerebbe sapere come e con quali fondi sostenere la fondazione

TONY: rispondo sulla formazione. Sulla formazione quello di cui abbiamo parlato oggi è quello che si è verificato ad agosto, cioè una formazione più legata al pubblico. Ci siamo accorti che questo primo punto era molto importante, ci è sembrato un punto di partenza. Sulla griglia abbiamo previsto un corso di formazione più specifico sulla drammaturgia con una selezione etc… per esempio a giungno pensavamo di mettere come mise en espace i lavori di drammaturgia. Un concetto suggeritoci da Ugo Mattei è il processo ecologico: prevedere cioè che la direzione artistica preveda di scegliere in stagione delle compagnie che dovranno occuparsi anche della formazione. Il corso principale che ci immaginavamo era per i drammaturghi, prevedendo anche dei corsi di approfondimento per attori, registi e tecnici. Noi abbiamo parlato della parte che abbiamo sperimentato, la formazione del pubblico. Tutte le problematiche di cui tu parli sono importanti e non volgiamo che il Valle diventi una scuola che faccia concorrenza a tante altre scuole. Vogliamo dare la possibilità di fare laboratori formativi e di qualità a prezzi più popolari. Quello che abbiamo presentato è quello che abbiamo sperimentato. L’aspetto principale per noi è la formazione dei drammaturghi. Da quando siamo entrati qui tutti con gli orologi a chiederci cosa abbiamo risolto, quando sono quarant’anni che non viene fatta una legge teatro. La conferenza stampa del 5 luglio era il frutto delle assemblee pubbliche

SYLVIA: nessuno di noi si occupa di economia e direzione artistica. Per aggiungere una cosa a quello che ha detto Tony, la nostra apertura era anche strategica in vista di un eventuale sgombero. Abbiamo cercato di portare più gente possibile. La direzione artistica: abbiamo espresso diverse modularità, chi decide cosa? Se si parla di fondazione bene comune è implicito che una scelta non può venire dall’alto. Qui si parla di cose giuridiche, vorrei ribadire che non esiste un’istituzione politica per il bene della cultura. Quando si parla di eleggibilità si parla di un’assemblea allargata. Si parla di discussioni fatte con Mattei e Rodotà. Sempre all’interno di un confronto che passa attraverso l’assemblea, sono forme che per noi devono passare attraverso le pratiche. Ad oggi non riusciamo a rispondere in todo. Ci sono varie forme, si parla di una gestione fortemente allargata. Per quanto riguarda il discorso della produzione e della parte economica. Forse Tania

TANIA: il primo dato, abbiamo pensato ad una fondazione perché è un organo molto separato, allargato. Ma stiamo elaborando un modello economico, sostenibile ed ecologico. Sull’ipotesi dei bilanci precedenti del teatro Valle, uno dei discorsi che stiamo facendo prevede che le spese vive del teatro e i costi possono essere coperti dallo sbigliettamento. Una seconda parte, la gestione del luogo attraverso finanziamenti pubblici. Una terza forma, potrebbe essere una forma di azionariato popolare. Fare un bilancio a fine anno che ti fa capire come e quanto finanziare per l’anno successivo. Sono tutte forme che stiamo elaborando, siamo in progress….

ILENIA: una cosa è quello che stiamo facendo adesso, non è una sperimentazione economica, per noi è una forma di lotta. Per la prospettiva futura sono dei ragionamenti non svincolabili dall’esito della lotta. Se riesci ad inserire nella fondazione dei principi di azionariato popolare dipende da quello che sei riuscito a costruire tramite la lotta. Questa sulla fondazione più è allargata e diffusa, più riesci ad essere centrale e a condividere

ANDREA: mi avete dato il là. A volte si rischia che altri risolvano il problema della disoccupazione penso che la rivoluzione è una cosa che si fa condivisa. Vorrei prendere come spunto l’intervento di Ira, facciamo le cose in strada. Partecipo al movimento degli Indignatos, vorrei fare una specie di corteo, che magari parti dal valle. Penso che ogni persona deve avere il diritto di lavorare e condurre una vita degna. Cosa posso fare io? Sono attore, sono indignato e mi sono chiesto, cosa posso fare? Mettiamoci anche noi in prima persona a collaborare… per esempio aprire il teatro alle scuole, gestire il teatro in ricambio maggiore. Vorrei unire i vari fronti, i vari focolai di rivolta… creiamo un flash mob davanti all’ufficio di collocamento dello spettacolo .unire le nostre forze ci aiuterebbe molto di più. Cominciamo a fare una commissione sul discorso della mobilitazione. Per rispondere a Carlotta, non parlerei di selezione che spesso si ferma ad un livello sociale.. anzi farei una selezione dei formatori

ELENA: non amo la politica perché nel momento stesso in cui succedono dei fatti politici, succedono dei fatti di potere. E questo accade in qualunque ambiente. Vorrei continuare a lavorare sulla nostra apertura personale, può accadere a volte di tornare indietro. Continuerei questo discorso di apertura verso una società che si sta chiudendo, che è sempre di più senza relazioni umane. Sento che c’è la ricerca ad aprirci, ma dobbiamo stare attenti alle problematiche di chiudersi, proprio perché siamo abituati a praticare l’individualismo. Siamo in un contesto che vive dei numeri elevatissimi, oggi siamo più di un tempo e questo ci deve fare riflettere che è possibile comunicare di più. La forza eccezionale del Valle è la relazione e apertura verso la gente. Continuare ad accogliere le persone può dare una grande forza a tutto il resto

THEO: sono un danzatore, oggi mi occupo più di traduzione, reperimento fondi, formazione. Faccio parte di Core e in qualche modo cerco di portare il ns pensiero. Ci riconosciamo totalmente in questa forma aperta della cultura, che parte dal basso che cerca di ascoltare e condividere i valori e i contenuti da far emergere. Dare attenzione ai giovani. Prima ho ascoltato molto il lato artistico di quello dell’esperienza, forse veniamo dalla danza dalla coreografia… mi manca l’aspetto della danza proprio per quello che siamo, intendiamo la drammaturgia tout cour. Vogliamo attuare altri tipi di collaborazione, forse siamo più strutturati ma la nostra intenzione è questa

PATRIZIO CIGLIANO: attore autore regista. Direttore di una compagnia che non ha mai visto dei riconoscimenti nonostante i lavori e i premi. Certamente la frequentazione con le assemblee dovrebbe essere più assidua ma si deve lavorare. Il tema di questa assemblea, per parlare con cognizione di causa dovrei capire oggettivamente di quello che si sta parlando. Ovviamente penso che la faccenda vi riguarderà fortemente. Forse succederà qualcosa che somigli alle primarie, magari si aprirà un ventaglio di possibilità legate alla pratica e non alla simpatia. Propongo qualcosa che deve svincolarsi dalla simpatia, magari ricorrere ad una struttura di punteggio. Il turn over deve essere trasparente, chi è in carica un anno non lo è l’anno successivo. Una roba del genere ha bisogno di pluralità. Nel nostro ambiente non siamo in grado di fare tutto, un attore è un attore, un drammaturgo un drammaturgo… bisogna individuare dei ruoli che devono essere rispettati. Quello che chiedo in questa faccenda è una chiarezza degli organi decisionali. Mi auguro che un esempio di faccenda del punteggio possa sollevare la questione

ENRICO: Il Valle è uno spazio che abbiamo deciso di occupare perché vorremmo immaginare un futuro diverso dal presente che viviamo. L’idea della Fondazione e del centro di drammaturgia è arrivata in un secondo momento. I trentenni sono sicuramente quelli più coinvolti dal complicato momento storico che stiamo vivendo. L’obiettivo è quello di allargare al maggior numero di persone possibile la nostra lotta. Noi non vogliamo la gestione del teatro, siamo solamente i custodi delle idee di tutti. E’ un atto politico il nostro.

MAURO (attore e produttore) Mi dispiace che all’inizio si parlasse di rivolta culturale e ora di centro di drammaturgia. Se chi si formerà in questo spazio potrà lavorare, esibirsi soltanto qui non avremo risolto nulla. Vorrei che non ci si chiudesse nel Valle ma si recuperasse il motivo originario di lotta.

DAVIDE: Noi abbiamo degli obblighi di coerenza rispetto alla cosa che portiamo avanti qua; ne va della nostra credibilità per tutto quello che succederà poi. Dobbiamo portare a compimento in qualche modo il percorso iniziato qua. Se rispettassimo la Costituzione Italiana tutto andrebbe bene no? Sarebbe bello a partire dallo Statuto riuscire a risolvere i problemi pratici del nostro mestiere.

GIORGINA: A Milano siete visti come degli eroi, un modello. Artisticamente vi si guarda con molta attenzione anche all’Aquila. Come costruire un’entità gestionale, amministrativa del Bene Comune? Vanno stilati dei parametri che riguardino l’invisibile e non il visibile. Occorre avere dei dati oggettivi, scientifici che ci liberino dal “mi piace, non mi piace”.

FRANCESCA: Qui si parla di politica e di arte. Tutti i presenti hanno una tensione ideale che intrecci queste cose?

SIMONA: Sono attrice prima di tutto e non so come si fa esattamente una rivolta popolare. Probabilmente bisogna uscire di più, fare più casino. Credo però che cercare di creare nuove forme da adottare e magari da estendere rappresenti un cambiamento, rappresenti una rivolta. Sento che ora come mai è necessario assumersi delle responsabilità, è importante informarsi veramente, studiare, farsi e fare delle domande su cosa vogliamo e farci aiutare da esperti per trasformare queste esigenze in qualcosa di concreto. Penso che se riuscissimo ad esportare fuori da Roma quello che stiamo facendo qui e a coinvolgere altre città e accendere altri fuochi possiamo parlare di cambiamento e rivolta culturale. Stiamo partendo dal Valle ed è eccezzionale che un così forte consenso si sia creato. Sarebbe bello che quello che funziona al Valle possa funzionare anche in altre zone d’Italia. Operare davvero una rivolta culturale a livello nazionale .

INDIGNATOS spagnoli: il 15 Ottobre è una data importante perché ci consentirà di fare un salto affinché non si tratti più di una questione soltanto spagnola. C’è una marcia di indignati che è diretta a Bruxelles e sta passando per molti paesi europei . Quelli spagnoli propongono che in ogni città europea ci possa essere una mobilitazione come la nostra e la vostra. La gente sta cercando qualcosa di inclusivo, è stanca di essere gli uni contro gli altri: la nostra lotta ha proprio questa prerogativa quella di avere un carattere inclusivo. Ricorreremo a una serie di simboli e immagini che rappresentino i vari tipi di violenza esistenti: economica, psicologica. Lottiamo tutti insieme.

FULVIO: Per quanto riguarda la fondazione stiamo tentando di creare una sorta di democrazia diretta e nelle assemblee di gestione interna e in quelle pubbliche. Sulla fondazione abbiamo fatto dei ragionamenti articolati e collettivi Seconda cosa l’occupazione come lotta politica. Noi vogliamo compiere un rilancio continuo della nostra lotta politica. Tutti i media hanno nascosto e taciuto Di quel palazzo del cinema esiste solo un enorme cratere di cemento e amianto. Noi oltre ad occupare il teatro abbiamo smascherato una vergogna italiana: 37 milioni di euro sottratti alla cultura italiana. Il 19 e il 20 Settembre evento sul cinema molto importante perché stiamo cercando di inserirci nel mercato drogato che non è altro che un monopolio. Il 21 incontreremo in un’assemblea pubblica i teatri indipendenti. Il 30 ci aspetta un appuntamento che è divenuto una giornata epica: noi vogliamo aprire la nostra lotta a qualsiasi ambito della cultura. Quali possono essere le forme comuni di lotta avanzate? 15 ottobre giornata di democrazia popolare molto forte. Siamo un movimento che sta nascendo e rivendichiamo la nostra autonomia, non occorre che gli indignados spagnoli ci insegnino come fare. Gasperini ci ha riattaccato. Ci ha detto oggi nuovamente che la stagione si farà. In realtà il problema è molto più ampio. Abbiamo superato brillantemente l’estate, siamo qui ora non per distruggere ma per costruire qualcosa di nuovo con voi.

HOSSEIN: La circolare 105 dell’INPS ci toglie l’ennesimo diritto ovvero quello di disoccupazione. Questa disposizione non può passare col nostro silenzio- assenso. Si stanno aggrappando a una legge del 1935, dobbiamo dare inizio a una lotta senza quartiere per salvare la nostra categoria. La lotta dev’essere condivisa.

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