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Seconda assemblea de La Comune_12 settembre 2014_REPORT

venerdì 12 settembre 2014 h17:30
@Cinema Palazzo, piazza dei Sanniti

Seconda assemblea de La Comune
REPORT

 

Argomenti di discussione:
_report dei Tavoli di lavoro: Economie, Fondazione, Carovana/progetti artistici, Cantiere/lavori
_report dell’incontro con Teatro di Roma e discussione delle prospettive
_sgombero del Cinema America e situazione romana
_calendario condiviso

Report assemblea precedente 1° settembre 2014

 

>>>REPORT

*LAVORI
Il 2 settembre il Teatro di Roma ha comunicato che la Soprintendenza ha iniziato i sopralluoghi. Lavori da fare: la torre scenica, il tetto, le poltrone di platea. Si prevede che il Teatro rimarrà chiuso almeno un anno.
Il foyer ha un altro tipo di vincolo rispetto al teatro e in poco tempo potrebbe essere utilizzabile. Vorrebbero cominciare ad utilizzare il teatro da ottobre 2015 o gennaio 2016, ma rimandano molto le competenze alla Sovrintendenza. 
Per il cantiere scuola abbiamo incontrato l’Università Roma 3, che messo a disposizione la possibilità di usare il cantiere del restauro del teatro come argomento di studio del master di Restauro. Verificarne la fattibilità con la sovrintendenza. Comunque anche se la Soprintendenza ci mettesse molto, lavorare ugualmente al progetto. 
 
Proposta: cominciare a metà novembre con un primo incontro all’Università sulla gestione della cultura a Roma coinvolgendo studenti di restauro, architettura e urbanistica, per poi fare altri incontri sul tema.
OSSERVATORIO. C’è ancora bisogno di riconnettere le persone e non ci sono ancora grandi novità. Nell’incontro del 2 settembre si è chiesto di preservare la struttura originale del Valle (struttura a mano, graticcia, inclinazione del palco), e si  è proposto di riaprire la buca dell’orchestra. Abbiamo rimarcato che questo è un primo terreno di lavoro comune, visto che il teatro rimarrà chiuso e ancora non si parla della futura gestione del Valle. 
 
*TRATTATIVA 
Report dell’incontro del 2 settembre, che è stato (per decisione dell’assemblea) un primo incontro perlustrativo, preliminare per fissare un calendario comune e una metodologia di lavoro per un percorso che noi vogliamo pubblico (vd comunicato http://www.teatrovalleoccupato.it/incontro-fondazione-teatro-roma_2-settembre-2014).
 
Molti punti critici:
– una profonda diversità di linguaggi;
– un’impreparazione della controparte a relazionarsi e gestire un’esperienza di partecipazione reale;
– la constatazione di una mentalità marcatamente manageriale nel concepire la progettualità artistico-culturale con conseguente difficoltà a comprendere i processi democratici elaborati in questi anni: la partecipazione viene tradotta in termini di incremento di pubblico pagante, l’apertura ridotta a marketing comunicativo, i soci fondatori pensati come possibili abbonati della stagione, i processi artistici valutati in base ai risultati, ecc…;
– un interesse ad alcune modalità progettuali ma la difficoltà a coglierne la complessità e gli elementi sperimentali;
– è possibile trasformare questa vertenza in uno spazio di discussione che coinvolga altre esperienze e il mondo culturale? Come farne un dibattito sul sistema culturale cittadino, sui diritti dei lavorat* della cultura, sulla possibilità di spazio e gestioni alternative? Come continuare a sperimentare sul terreno dei beni comuni?
 
DISCUSSIONE
 Questione delle pratiche decisionali. Sarà un nostro compito, un grande sforzo quello di riempire di significato le parole che le istituzioni spesso utilizzano in maniera vuota e retorica (partecipazione, cittadinanza attiva, ecc..).
Attorno al Valle si è creata partecipazione perchè si è attivata una battaglia politica.
La partecipazione che intendiamo noi come pratica dei beni comuni è orizzontalità, diffusione del potere e non accentramento, possibilità di decidere insieme e alla pari. La partecipazione deve essere sostanziale: quindi decisionale e non consultiva, a differenza di decine delle di progetti cosiddetti “partecipati” che abbiamo visto in questi anni. Bisogna parlare di governo/autogoverno/governo dal basso non di gestione dall’alto, altrimenti rimane discorso retorico.
Anche nella Convenzione lasciare dei capitoli vuoti per poi poterli riempire a partire dall’esperienza.
 
– Rischio normalizzazione/cattura. La domanda è: quanto vale il Valle? Quanto vale anche in termini economici e monetari la linfa politica e artistica alimentata per tre anni in città? Capacità di dare valore a quanto produciamo altrimenti ricadiamo in una logica di volontariato o di sfruttamento. La ricchezza che viene prodotta nei processi dal basso è frutto di saperi, idee, formazione, lavoro, relazioni che costituiscono la struttura dell’economia della cultura. L’esperienza del Valle nasce proprio dalla necessità di veder riconosciuto il nostro lavoro creativo in forma di diritti e di reddito. I meccanismi di cattura possono essere efficaci: tutte le nostre idee possono essere prese disinnescandole. 
 
– Fondazione come strumento. Una Fondazione solida già esiste ed è il frutto di questi tre anni. Nell’ambito della negoziazione deve essere chiaro e riconosciuto che una Fondazione di 5500 persone è un interlocutore legittimo e un soggetto forte.
Punti critici: in questo momento transitorio la Fondazione non è leggibile. Che progetto ha ora la Fondazione? Cosa vuole fare al di là della trattativa con il Teatro di Roma? Necessità di rendere pubblico il progetto. La Fondazione ha il diritto e il dovere di porsi nella città come soggetto attivo sul piano culturale, politico e artistico, non solo qualcuno da consultare per prendere decisioni altrove. Bisogna valorizzare la potenza delle cose fatte, metterla sul piatto per la crescita culturale di questa città. 
La forza di questo esperimento è stata la libertà di partecipare alla scrittura di una istituzione diversa. Questo elemento deve continuare ora in altre forme. Possiamo immaginare che la Fondazione diventi strumento anche per altre lotte? Può essere generalizzato, essere riproducibile altrove, essere virale oltre la vertenza specifica?
 
 
*TAVOLO CAMPAGNA SOCI PER LA FONDAZIONE. Report di mercoledì.
Punto di partenza: per attivare la campagna soci bisogna prima ri-orientarci, ragionando sia sui nuovi progetti e obbiettivi, sia a livello del piano politico cittadino e come incidervi e esserci, ma con la nostra specificità e le nostre modalità rimodulandole alla nuova nostra situazione. Dobbiamo discutere sul bilancio della Fondazione. La meta di tutto è la gestione della cultura come bene comune. 
Quali strategie possiamo mettere in atto?
Il progetto della Fondazione deve vivere in maniera indipendente, senza coincidere con l’esito ancora incerto della trattativa.
 
 
*CAROVANAVALLE. Breve report ultimo incontro
Discussione sulle pratiche.
La campagna soci è il corollario del ritorno all’azione. La Fondazione si comprende solo se ne vedono in atto le pratiche. Prima erano materializzate in un uno spazio fisico. Adesso? Quali forme immaginare? Possibile farlo in tanti luoghi diversi senza disperderci? Gli spazi che attraversiamo in questa fase di passaggio sarebbe interessante fossero diversi: alcuni formali, altri informali, altri temporaneamente liberati. Tutto viene compreso solo se torniamo ad un livello che tenga insieme i diversi piani (processi artistici, lotta, incontro di corpi). Dobbiamo trovare un’immagine più precisa del nomadismo. In realtà non siamo nomadi, bensì dei profughi che, temporaneamente fuori dallo spazio, viaggiano e approdano in altri luoghi affini ma hanno come meta il ritorno nel proprio luogo d’origine: il Valle. Anche per riappropriarci della narrazione questa immagine è più esatta: implica una partenza non pacifica dal luogo di origine, implica un conflitto. Esempio del luogo occupato del Fringe (forest fringe-prima occupato poi in giro per il mondo con la loro “filosofia” poi di nuovo occupato). Anche il Gorkij di Berlino si definisce come luogo che ospita profughi artistici e ha invitato il Valle. 
 ULISSE /ITACA 
 
Proposte:
 
– visto che il luogo del ritorno è il Teatro Valle, si danno dodici mesi per tornare al Valle e si trovano dodici luoghi dove fare le attività. Ogni mese il Valle è in un luogo, così tutti sanno dove ritrovarsi.
 
– Il Valle è una modalità. Si può valutare che il Valle faccia della città il proprio spazio d’azione. Cancellando una cosa l’hanno diffusa. Come al Cinema America. Come le spore dei funghi. 
  
– La bellezza non può attendere. Progetti pur piccoli però molto luminescenti. Se qualcosa ti nutre diventa un magnete.
 
 – Calendario come residenza artistica stanziale in alcuni spazi. Mettere la programmazione non  solo negli spazi occupati ma anche in luoghi ufficiali (un esempio potrebbe essere India che così entra nella trattativa). Bisogna mettere i doc in google drive per avere uno strumento agile, è fondamentale poter condividere e rielaborare collettivamente il materiale.  
 
 – Sede legale e sedi operative della Fondazione. Vogliamo una sede operativa? La vogliamo trovare e usarla? Vogliamo un teatro? Un ufficio? Occupare un altro posto? Le EX LAVANDERIE mettono a disposizione lo spazio, soprattutto per mettere in ascolto le varie realtà, per un governo collettivo della città (la collaborazione è già iniziata per le prove del Macello di Giobbe).
 
*COMUNICAZIONE/NARRAZIONE
 – sul piano della comunicazione: non nascondere le difficoltà, le mancanze, i bisogni perchè anche questi elementi possono essere condividi e diventare terreno politico comune. Ora deve funzionare la prossimità e dobbiamo estendere questa prossimità.
– Fare liste di ciò di cui abbiamo bisogno e farle circolare in rete, come un leitmotiv della scrittura della convenzione. I bisogni e le necessità della comunità convoglino in un posto dove sia evidente ciò che ci manca. 
 
– Insistere sull’idea della Fondazione come risposta possibilie all’esigenza diffusa di cambiare la gestione del pubblico in questo paese. Come alternativa alla privatizzazione. Sembra che viviamo in un incantesimo, in una ragnatela in cui tutto è ineluttabile, la privatizzazione, il taglio delle spese, rompiamo l’incantesimo. Il Valle è un’idea, la Fondazione potremmo farlo ovunque. L’adesione al Valle è l’adesione ad una idea di cambiamento per governare questa città in un altro modo.
 
 
* TAVOLO ECONOMIE [report]
Come finanziare i progetti artistici e di produzione culturale e a tutto campo? Se i beni comuni non possono coincidere con il volontariato, quali economie alternative possiamo immaginare  mettere in moto? Come ritessere relazioni con chi sta elaborando sul piano di una moneta del comune?
Lavorare su più piani. Uno è quello della partecipazione ai bandi europei. Un altro è quello sul foundraising (avendo chiaro profilo etico dei finanziatori). Rete sociale e artistica dentro cui sta la Fondazione, iniziare a costruirla anche da un punto di vista produttivo >>vedi esperimento #apparecchioper elaborato da Macao/Sale per una piattaforma di produzione indipendente.
Piano dell’economia legato al piano della trattativa.
Mutualismo/Reddito. Una cassa mutualistica attivata in connessione al lavoro di produzione culturale può essere pensata a livello cittadino. 

La Comune è l’assemblea che riunisce tutte le comunarde e i comunardi e può dotarsi di regolamenti e di gruppi di lavoro aperti.
In attesa del riconoscimento della personalità giuridico della Fondazione, tuttx possono partecipare come comunardi informali all’attività della Comune.

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  1. La collettività della cultura | The Last Reporter - 25 settembre 2014

    […] Alcuni di questi luoghi sono sorti secoli fa e per tutta la loro esistenza sono stati adibiti alla divulgazione della cultura. Alcuni sono stati riconosciuti dall’Unesco come proprietà dell’umanità. Lo Stato italiano sta intervenendo per cambiare la rotta. A Roma, dopo tre anni di occupazione, i volontari del Teatro Valle stanno dando vita, non senza difficoltà, alla Fondazione Teatro Valle Bene Comune. […]

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