25 Giu

Passando una sera al Teatro Valle Occupato

Teatro Valle OccupatoAnche oggi leggendo le numerose lettere di sostenitori giunte alla mail del Teatro Valle  – teatrovalleoccupato@gmail.comci siamo commossi di fronte alle parole di un anziano lavoratore dello spettacolo.

Pubblichiamo qualche estratto della sua lettera che ci è sembrata insieme un invito a portare avanti gli intenti di questa occupazione e un valido supporto morale alla lotta che si sta compiendo per affrontare le numerose questioni che vedono al centro la difesa della cultura come bene comune.

Roma, Venerdì 24 Giugno 2011

Accompagnato da un amico iraniano che vive a Roma, due ore fa, sono venuto al teatro Valle…lui desiderava tanto vederlo…camminando gli ho spiegato un pò che cosa era stato questo teatro, ma non ho saputo dirgli che cosa sarà dal 1 luglio in poi.

Ho provato però, arrivato davanti all’ingresso artisti, a dirgli che cosa è in questi giorni la vostra casa.

La casa materna ed accogliente che protegge le vostre speranze e le vostre illusioni più represse…le vostre rabbie, le vostre gioie, le vostre frustrazioni, le vostre inconfessate fantasie. […] “Grazie agli occupanti e al loro coraggio” fa scrivere su un quotidiano Maddalena Crippa…e si può crederle visto che la sua vita è tutta una coerente dimostrazione di grande arte coraggiosa.

Ma c’è in aggiunta un sovratitolo: “L’Italia si sta svegliando” da cosa? Dal brutto sogno che è stato il teatro di questi ultimi vent’anni? E ora che si sta svegliando, quale realtà impatterà? Sono venuti, soprattutto i primi giorni, autorevoli nomi dell’arte e della cultura […]

Quanti verrano a sostenervi dal 1 luglio in avanti?

Il comune fa sapere che “farà subito un bando”…chissà chi avrà i mezzi e le possibilità di concorrervi.

E voi che farete?…dove andrete a sognare…è anche colpa mia. Vi chiedo scusa, scusa per l’egoismo nel quale ho vissuto, scusa per la presunzione con la quale ho vissuto i miei oltre quarant’anni di vana gloriosa carriera… Scusa per non avervi voluto insegnare niente, per non avervi voluto raccontare miserie e virtù dei grandi maestri che ho conosciuto e con i quali ho avuto la fortuna di lavorare. Maestri generosi che hanno lasciato a noi il compito di tradire il valore dei loro insegnamenti.

Non vi conosco eppure vi scrivo questa lettera che non avrei mai il coraggio di scrivere ai miei figli…mi sento vicino a voi e vi voglio bene. Temo molto però per la vostra fragilità… che farete domani dopo le vostre assemblee? […] Purtroppo per colpa nostra voi non avete oggi nè genitori nè padri, siete orfani o tutt’al più avete soltanto interessati patrigni…io sono tra quelli. E voglio chiedervi scusa a nome dell’intera mia generazione che ha difeso timorosa gli orticelli dei grandi teatri che dirigeva.

Questa è l’Italia che si sta svegliando. E intanto nessuno parla o fa qualcosa per i ruderi del teatro comunale dell’Aquila e del Teatro Stabile d’abruzzo che cerca di tornare a respirare al di sopra dello strato di macerie nel quale è abbandonato…

E così in conclusione ho fatto vedere all’amico la sala antichissima del Valle e a bassa voce ho spiegato al mio amico iraniano che cosa era stato questo teatro.

A bassa voce perchè eravate riuniti in assemblea. […]Me ne sono andato accompagnato dal mio amico signor Parkinson che mi tiene ogni giorno compagnia, ma che non potrà impedirmi di vivere qualche anno ancora rompendo i coglioni al vecchio teatro del novecento…cosa che auguro a voi di fare con fantasia nel secolo del duemila. […]

Un sostenitore del Teatro Valle Occupato

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