11 Set

Sull’effetto di una catastrofe antropologica

19 Agosto 2011

“Sono purtroppo certo che gli occupanti del Valle saranno accolti al Lido di Venezia come degli eroi. Sono gli effetti di una catastrofe…antropologica”.

Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali 

 

 

SULL’EFFETTO DI UNA CATASTROFE ANTROPOLOGICA

 

Noi uomini moderni, noi semi-barbari…

siamo nella nostra beatitudine soltanto

laddove siamo anche maggiormente in pericolo…

il nostro assillo appunto è l’assillo dell’infinito, dello smisurato.

F. Nietzsche, Al di là del bene e del male

Egregio Sottosegretario Giro,

è con un certo livello di commozione che Le scriviamo per ringraziarLa di averci inserito contestualmente in quella che ha mirabilmente definito una “catastrofe antropologica”.

Questa altissima sintesi concettuale apre uno spiraglio di profonda comprensione tra noi e Lei, perché, senza dubbio, Lei non si riferisce alla catastrofe in senso solo fisico o geoclimatico, in senso negativo o pessimista, ma usa il termine significandolo secondo la sua originaria accezione etimologica e secondo l’insegnamento di René Thom: un mutamento radicale di forma strutturale, cambiamento, rottura di forma, sovversione e morfogenesi.

Nell’idea di Thom, il matematico che ha fornito uno dei più importanti contributi alla teoria della complessità, la rottura e la disintegrazione della vecchia forma sono al tempo stesso processo costituente della nuova. In un sistema complesso la catastrofe è il punto di bilanciamento, la soglia o margine del caos, il punto critico: i sistemi si trovano in un’animazione sospesa tra la stabilità e la totale dissoluzione in turbolenza. Dalla presunta autenticità identitaria dell’anti, si passa alla moltitudine passionale dell’alter. I sistemi si auto organizzano.

Già quando definì “bivacco” la nostra occupazione, si presagiva l’evocazione di un disordine genesico e creatore, ma con “catastrofe antropologica” Lei ha decisamente suggerito un “oltre”.

Questa definizione si situa oltre – appunto – le dicotomie classiche del discorso:pone in discussione l’intero processo storico e culturale per cui l’identità è sempre stata rappresentata come una certezza autoevidente, autoesplicantesi, autogiustificantesi. Si oppone alla meccanica visione di Una Verità Antropologica: coerente, coesa, chiusa, sostantivata, museale, trascendente. E noi che pensavamo che Lei fosse un riduzionista, un determinista, persino un positivista! E noi che pensavamo che si ispirasse di più, non so, a una seconda legge della termodinamica per cui tenderemmo a una corsa irrefrenabile verso l’entropia.

Invece, attraverso la sua dichiarazione, noi intuiamo che Lei sa benissimo che i nostri tropici non sono né tristi, né entropici, che comprende che la nostra visione è complessa, che la nostra è una soggettività che emerge da connessioni multiple immanenti.

Nella Sua definizione si sente l’eco del divenire deleuziano, la voce dell’attacco al logocentrismo derridiano; Lei chiama in causa Foucault – la sua critica del discorso storico, la sua biopolitica -, il concetto lacaniano del sé… Ci sembra persino che richiami il fliessgleichgewicht di Von Bertalanffy (equilibrio che fluisce)! Troppa grazia!

La sua sintesi suscita e incarna l’emergenza ontologica che sembra affacciarsi dall’epistemologia contemporanea.

È vero: noi siamo sull’orlo della catastrofe, sulla soglia del caos. Ne incorporiamo le contraddizioni e ne performiamo le lotte.

Sappiamo che, come insegna Edgar Morin, l’unico pensiero che sopravvive è quello che si mantiene alla temperatura della sua distruzione.

Noi la nostra Medusa la guardiamo negli occhi.

Pratichiamo l’inaudito, disegnamo una nuova topografia e la nostra mappa non corrisponde al territorio. Facciamo nostro il verso rimbaudiano Jeest un autre e attraverso le nostre esperienze comuni creiamo nuove configurazioni sentimentali. E il “noi” al quale ci riferiamo và decisamente oltre le pareti del Teatro Valle.

Teatro Valle Occupato

2 Responses to Sull’effetto di una catastrofe antropologica

  1. Marta 11 settembre 2011 at 16:15 #

    Siete straordinari! Come sempre cultura e ironia sono gli strumenti più incisivi per frantumare la volgarità e smascherare l’arroganza e l’abuso

  2. piergiuseppe francione 11 settembre 2011 at 16:50 #

    M’auguro vivamente che, ora, con l’ill.mo sottosegretario ci sarà anche una comunanza d’azione : in primis, come è nostra sana abitudine, si trascorrerà un po’ di tempo insieme a studiare …
    Un abbraccio a tutti i mitici del TeatroValleOccupato
    piergiuseppe

Lascia un commento

css.php