A volte il fascino comincia dall’autore. Ed è il caso di Gianfranco Berardi, perché dire che è bravo e fisicamente attraente non basta a definire una persona in qualche modo unica per la sua capacità di affrontare la vita quotidiana con apparente scorrevolezza nonostante la grave menomazione che lo privò della vista poco prima dei vent’anni. In Briganti Gianfranco si mette alla prova ponendosi a fronteggiare una responsabilizzazione totale che coinvolge la sua vita e in particolare il periodo politicizzato della formazione, impegnato com’è a spartirsi nove personaggi, cambiando sessi, identità e dialetti per essere sé stesso, la madre, la propria ragazza, il prete che li sposa in una raffinatissima scena in cui lui si trastulla abilmente con le luci usando pure le torce.
Franco Quadri








