09 Feb

TAGLI AL FUS > 389, 8 milioni di euro per il 2013

CONTINUANO I TAGLI AL FUS
L’EDITORIALE DEL TEATRO VALLE OCCUPATO
 
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La notizia ormai è una non notizia. Due giorni fa il ministro fantasma Lorenzo Ornaghi è tornato mortifero ad apparire. Per annunciare che il Fondo Unico per lo Spettacolo subirà un ulteriore taglio di 21 milioni di euro arrivando a quota 389,8 milioni per il 2013. Nel 2001 erano 527 milioni… 
 
Alle spaventose mannaie degli scorsi anni si aggiunge un nuovo colpo di grazia. La dismissione dell’intervento pubblico sulle politiche culturali del nostro Paese è ormai una certezza, come poche in questi tempi. Servono a nulla i ripetuti appelli e impegni delle più alte cariche istituzionali o i ‘manifesti culturali’ delle oligarchie economiche. Sono parole senza reali fondamenta, quasi fastidiosi epitaffi al sistema cultura, che in un paese come il nostro dovrebbe essere il volano della ripresa e dello sviluppo auspicato. 
I governi che fin qui hanno gestito le risorse pubbliche di questo settore hanno dimostrato una incapacità e una approssimazione imbarazzanti per un paese europeo rilevante come l’Italia. 
E dai programmi elettorali si profila all’orizzonte una stagione ancora più triste.
 
Un Testo Unico di Legge sullo spettacolo dal vivo che giace da tre legislature nelle paludi parlamentari, vecchio e inadeguato quando entrerà in vigore, se entrerà in vigore. 
Una regolamentazione delle Fondazioni Liriche che copre sperperi e spartizioni di denaro pubblico (il 47% del FUS), riducendo il numero degli enti anziché riformare il sistema. 
Un sostegno alle attività cinematografiche risibile, che difende i monopoli televisivi e ostacola con confusione normativa il rilancio della qualità produttiva e distributiva del cinema italiano.
 
Noi riteniamo che la cultura sia una delle risorse principali del nostro paese. Un bene comune inalienabile che appartiene soprattutto a chi lo edifica quotidianamente con il proprio lavoro, studio e dedizione per promuoverlo e diffonderlo ovunque senza preclusioni. Un bene comune da sottrarre a improvvisati management privati e dirigenti statali dagli stipendi faraonici, per riconsegnarlo al suo valore collettivo. Un patrimonio pubblico che deve tornare nelle mani attive dei cittadini, come testimonia un anno intenso di lotte e restituzione di spazi culturali in tutto il nostro paese. 
 
Il nostro contagio è appena iniziato e nessun taglio riuscirà ad arrestarlo!
 

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