Lunedì 14 Novembre h. 21
Tre giorni dedicati alla drammaturgia italiana
Autori per il Valle Occupato presentano:
MAI MORTI
testo e regia Renato Sarti
con Bebo Storti
Produzione Teatro della Cooperativa
in collaborazione con Teatridithalia,
Teatri 90 Progetti/Maratona di Milano
Mai Morti è uno spettacolo che fa discutere, arrabbiare, divide, emoziona e commuove. Con una scrittura evocativa (una sorta di affabulazione nera), Renato Sarti ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un uomo mai pentito, per riflettere su quanto – in Italia – razzismo, nazionalismo e xenofobia siano ancora difficili da estirpare.
È affidato a Bebo Storti il difficile compito di dare voce a questo nostalgico delle “belle imprese” del ventennio fascista, oggi impegnato in prima persona a difesa dell’ordine pubblico contro viados, extracomunitari, zingari e drogati.
Mai Morti era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas. A questa formazione, che operò a fianco dei nazisti nella repressione antipartigiana, e al magma inquietante del pianeta fascista il personaggio guarda con delirante nostalgia.
Durante una notte milanese dei nostri giorni il protagonista si abbandona a ricordi sacri, lontani, cari. Evoca il bell’agire della Ettore Muti, banda fascista che Mussolini elevò a legione autonoma che rimarrà tragicamente nella memoria della città per la ferocia delle torture praticate a centinaia di antifascisti.
Rivive la strage della comunità copta di Debrà Libanos, a novanta chilometri da Addis Abeba, dove nel 1937 il viceré Rodolfo Graziani e il generale Maletti Pietro Senior si resero protagonisti dell’eccidio di 2000 fra fedeli e diaconi.
Accenna all’uso indiscriminato e massiccio dei gas da parte dell’esercito italiano in Africa contro le popolazioni civili. E ancora rievoca le più orribili imprese portate a termine dalla Decima Mas nel Canavese e in Friuli nel 1944.
Anche il passato più prossimo, e il nostro presente, animano i suoi sogni a occhi aperti: dalla Milano incandescente del 1969 quando “ai funerali di Piazza Fontana si doveva fare il gran botto finale. (…) Allora si che si riusciva a scaraventare anarchici tranquillamente dalla finestra, raccontare frottole a destra e a manca e farla comunque sempre franca” fino ai fatti agghiaccianti del G8 di Genova e alla morte di Carlo Giuliani.
Un monologo che cerca di rammentare, a chi se lo fosse dimenticato o non l’avesse mai appreso, che la parola antifascismo ha ancora un fondamentale e profondo motivo di esistere.
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h. 22.30
AVE MARIA PER UNA GATTAMORTA

Scritto e diretto da Mimmo Sorrentino
Con:
Claudia Santrolli, Valentina Ledono, Filippo Discacciati, Carlotta Cappato, Alice Campeggi,Davide Valenti.
Musiche Andrea Taroppi
Scene Rosanna Monti
Luci Antonio Zappalà
Produzione Crt – Coop. Teatroincontro
Spettacolo finalista al premio UBU e segnalato al 49° premio Festival Ater Riccione con la seguente motivazione: “Una storia di ordinaria violenza espressa col linguaggio povero e ossessivo degli sms e dei videofonini: Mimmo Sorrentino trasforma in una pagina di scarna cronaca teatrale, senza redenzione, una preziosa consuetudine di lavoro coi giovani e coi diseredati di ogni paese”.
In un incontro proposi ad un gruppo di adolescenti di raccontare “delle cazzate”, che pensavano di aver commesso, per poi recitarle. Iniziarono i racconti ridendo, li terminarono quasi in lacrime. E c’erano motivi seri per piangere perché quelle “cazzate” erano sintomi dolorosi di un malessere profondo. Replicai l’esperimento con altri gruppi di adolescenti nelle città di Pistoia, Milano, Pavia, Vigevano e Abbiategrasso. Il risultato fu quasi sempre lo stesso.
Ave Maria per una gattamorta è nato da questi racconti. Il suo linguaggio è molto diverso rispetto a quello televisivo, che trasforma l’allarmante e tragica realtà in reality noir, l’angosciante esposizione dei corpi in un voyeurismo buono per turisti del sesso, e che affida l’approfondimento dell’analisi all’insopportabile cicalio dei talk show. Perché “Ave Maria per una gatta morta” è una telecamera lasciata aperta sugli adolescenti, senza censure, tagli, commenti, sospendendo ogni giudizio. Quando si vede il girato si resta sconcertati nel constatare che i protagonisti del dramma sono il naturale e scandaloso prodotto di una civiltà in cui il presente diventa onnipresente e non lascia spazio al futuro, alla speranza, al poter esser giovani. Per questo Ave Maria per una gattamorta è un requiem cantato con sgrammaticati sms, improbabili e sgangherati rap, ma che comunque costituiscono una svolta epocale, modi “del porsi della verità” come direbbe Heidegger.






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