27 Giu

Prof. Ugo Mattei al Teatro Valle Occupato

Ugo Mattei al Teatro ValleINTERVENTO DEL PROF. UGO MATTEI. ASSEMBLEA DEL 23 GIUGNO DEL TEATRO VALLE OCCUPATO

Nel quadro di crisi della democrazia rappresentativa si affermano come unica possibilità di difesa i principi della democrazia diretta e partecipata e si precisa una nuova categoria posta tra il piano politico e quello giuridico: il bene comune.

I beni comuni sono di tutti ed emergono nel momento in cui una collettività, a cui sono stati sottratti, lotta per riaffermarli, restituendo loro una valenza politica (attraverso la battaglia referendaria l’acqua è stata riconosciuta come un bene comune).

L’acqua, l’aria, la scuola, il teatro…non sono beni compatibili con una logica di profitto e di breve periodo, ma sono beni d’interesse comune e condiviso.

La cultura è un bene comune. Non solo i beni materiali sono beni comuni il Teatro Valle di Roma è un bene comune, ma un teatro vuoto è un teatro morto. Un luogo se non è animato dalla presenza di persone resta un oggetto freddo, non è capace di esprimere la particolare relazione tra l’essere e l’avere che è propria del bene comune.

Nella nostra democrazia indebolita (sopratutto dagli anni 90 in poi) nel caso d’espropriazione di beni comuni a favore di un privato non esiste nessuna garanzia di tutela come nel caso dell’acqua o della cultura. Le pratiche di lotta dei movimenti sono le sole in grado di produrre dei controvalori e legittimarli all’interno di un vuoto normativo innescando un processo di trasformazione. La lotta per un bene comune conferisce a quest’ultima un livello di legittimazione che la costituzionalizza: siamo qui dentro de jure, per difendere il teatro come spazio vivo di produzione dell’immateriale.

L’esperienza della precarizzazione ha colpito molto prima chi lavorava nei settori connessi all’immateriale. Storicamente il capitalismo mette a frutto i beni recintandoli, il capitalismo cognitivo riflette la trasformazione dei modi di produzione, separando produttore e prodotto e mercificando lo stesso produttore. La rivoluzione dei beni comuni deve rovesciare l’ottica che prende in carico solo i beni quantificabili e mercificabili.

Bisognerebbe promuovere i processi cognitivi che producono valori in contrasto con un’idea di accumulo infinito. I lavoratori dell’immateriale, “dell’esperienza dell’essere” producono enorme ricchezza per tutti che migliora la qualità della vita.

Bisognerebbe istituire un vocabolario delle idee sottratte alla logica del profitto. Istituire un “reddito di resistenza” per quelle pratiche che di per sé producono modelli basati sulla qualità e sull’essere.

 

 

 

 

 

 

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