W NIATRI
di e con
Fabrizio Ferracane
Daniele Pilli
Michele Riondino
I tre inseparabili amici di W niatri (Evviva noi), Andrea, Uccio, e Mimmo, sognano un futuro diverso, che possa riscattare la loro misera condizione di vita e farli uscire da quella piazza di un Meridione, più dell’anima che geografico. Vorrebbero fuggire dalla mediocrità, dalla fame, fisica e culturale e dal torpore atavico che li trattiene.
di e con Fabrizio Ferracane Daniele Pilli Michele Riondino
drammaturgia a cura di Linda Dalisi
consulenza drammaturgica Andrea Camilleri
disegno luci Luigi Biondi
regia Fabrizio Ferracane Daniele Pilli Michele Riondino
una produzione Associazione Culturale Teatrusica in collaborazione con Palermo Teatro Festival, Rialto Santambrogio, con il sostegno di Comune di Militello in Val di Catania – Patrimonio dell’Umanità
W Niatri nasce dall’incontro di cinque pensieri, di cinque creatività: la drammaturgia scenica si è intrecciata con la regia, l’autorialità dell’attore ha incontrato quella del disegno luci, la scrittura si è fusa con l’azione. Tre attori-registi, una drammaturga e un disegnatore luci si sono riuniti intorno a tre personaggi forti e li hanno portati a raccontare la loro storia, il senso di un’amicizia vissuta galoppando staticamente sogni, nell’asfissia della strada in cui si ritrovano ogni giorno, sempre uguale e sempre confinante con un “fuori” impenetrabile. La lettura di testi di riferimento più svariati, dalle poesie di Dylan Thomas, alle teorie di Galilei, da Emily Dickinson ai fumetti di Andrea Pazienza, è stata nutrimento per le improvvisazioni e queste hanno costituito a loro volta materia viva per la costruzione dello spettacolo. La scelta della combinazione dei diversi dialetti è stata fortemente voluta, come quella dell’alternanza di più piani narrativi che aiutassero lo spettatore a lasciarsi portare in una dimensione a volte onirica a volte molto reale, senza mai concedere fino in fondo la risposta rispetto al dove sia la verità. Il risultato è un percorso nel sogno: quello nascosto, quello di una vita diversa, quello ricorrente, quello infranto, quello indispensabile alla sopravvivenza della propria memoria. Andrea, Mimmo e Uccio diventano, nel contrasto di uno spazio vuoto ma delimitato da una rete che chiude l’intero boccascena, e sullo sfondo di un altrettanto fitta rete di parole scritte, l’anima di una scoperta involontaria: quella della relatività dei sistemi in relazione tra loro. Le luci sono, in questo lavoro, parte attiva e viva della costruzione, intervenendo quasi demiurgicamente a svelare di volta in volta il senso profondo di quello che accade. L’aspetto fondamentale di tutto il lavoro è stato l’ascolto di tutte le voci e la coralità che ne è derivata, pur non senza difficoltà e ostacoli, ma sempre con l’obiettivo comune di una ricerca continua di restituzione della nostra necessità.







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