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28 Mag

Amir Naderi CINEMAPOLIDE | Incontro – Film | martedì 28 maggio ore 21.00

MANIFESTO NADERI VALLE (buono)2

amir  naderi – cinemapolide

Il regista di origini iraniane Amir Naderi (che dopo essersi trasferito trent’anni fa a New York, ha scelto oggi di vivere a Tokyo) presenta due suoi film più azzardati e sperimentali: L’attesa, realizzato nel 1974 in Iran con pochi mezzi quando era nel pieno di una attività produttiva che lo ha reso il più popolare dei registi persiani; e Manhattan by Numbers, realizzato poco dopo il suo arrivo negli Stati Uniti.

martedì 28 maggio alle ore 21.00

Ne parlerà al Teatro Valle Occupato
in compagnia di Enrico Ghezzi e Donatello Fumarola.

prima della proiezione dei film:

 

ENTEZAR [Waiting – L’attesa]
(Iran, 1974, copia video dall’originale 35mm, 46′, colore, senza dialoghi)

Regia e sceneggiatura: Amir Naderi
Fotografia: Firuz Malekzadeh
Montaggio: Kamran Shirdel
Interpreti: Hassan Haydari, Zohreh Ghahremani, Farzaneh Youssefi, Soheyla Ahmadi, Rerza Yaghuti, Zahra Chudbar, Mahmud Bushehri, Rasul Chaman
Produzione: Kanun (Istituto per lo sviluppo intellettuale dei bambini e degli adolescenti)

Il film viene proibito dal governo per ragioni politiche e resta sconosciuto in Iran fino al ’77. Premiato come miglior film al Festival per ragazzi di Cannes nel ’75 e, lo stesso anno, al Festival delle Isole Vergini. Il piccolo Amiru viene mandato dalla madre a prendere del ghiaccio. Con la sua coppa di cristallo  in mano, il ragazzino raggiunge la sua destinazione. Bussa al portone e dallo spiraglio che si apre esce la mano elegante e bella di una giovane donna che prende la coppa e gliela restituisce piena di cubetti di ghiaccio. Amiru resta affascinato da quella mano e ogni giorno passa il suo tempo a aspettare che arrivi l’ora di tornare a bussare a quella porta. Un giorno, al mercato, gli sembra di riconoscere la donna, la segue e la vede allontanarsi con altre su una barca. Preso dallo sconforto, torna in quella casa, riesce a entrare ma ne esce disorientato. Il giorno seguente è di nuovo davanti a quel portone. A rispondere è la solita mano che lo ha stregato. Felice corre a casa e riprende il suo quotidiano rituale, fino a quando, a aprirgli sarà la mano rugosa di una vecchia.

“A partire da questo film ho eliminato la musica dai miei film. Mi sembra che la musica renda le immagini melodrammatiche. E questo è ciò che voglio evitare. Questo tipo di enfatizzazioni sono proprie del cinema tradizionale. Quel che ho imparato dalla pittura impressionista è proprio che o riesco a comunicare ciò che voglio per mezzo degli elementi della scena, o comunque fallisco. Con la musica non farei che imporre sugli spettatori un sentimento che non sono riuscito a esprimere nelle immagini. Ascolto spesso e volentieri musica e è proprio in quei momenti che mi vengono molte delle mie idee. Per esempio, Ab, Bad, Khak (Acqua, vento, sabbia, 1988) è nato mentre stavo ascoltando moltissimo Beethoven.”
(Amir Naderi)

MANHATTAN BY NUMBERS
(USA, 1993, 35mm, 88′, col., v.o. sott. it.)

manhattan_by_numbersRegia, sceneggiatura e montaggio: Amir Naderi
Fotografia: James Callanan
Musica: Gato Barbieri
Interpreti: John Wojda, Branislav Tomich, Mary Chang Faulk, Matt Friedson, Frank Irwing
Produzione: Ramin Niami per Rising Star/Paradis/Intl. Film 6 Video Center Production, Bahman Maghsoudlou, Behruz Hashemian

Secondo film americano di Naderi e primo di una trilogia su Manhattan di cui fanno parte A, B, C… Manhattan (1997) e Marathon (2002). George Murphy è un giornalista senza lavoro che ha soltanto ventiquattr’ore di tempo per trovare i soldi degli affitti arretrati che deve al padrone di casa. Se non riuscirà a trovare l’intera somma dovrà lasciare l’appartamento in cui vive con la moglie e la figlioletta. Cerca disperatamente di ottenere un prestito tra le persone che conosce, ma senza fortuna. Si ricorda di un vecchio amico che potrebbe aiutarlo ma l’uomo è sparito. La ricerca di George inizia lentamente a cambiare faccia. In un giorno solo attraversa tutta la città per recuperare i soldi che gli servono, ma ancor più per trovare l’amico. Nel suo vagabondaggio si rende conto di quanto sia facile cadere nella povertà più assoluta.

“Sono arrivato a New York nel 1986, ma la conoscevo già: appena arrivato ho capito che questa era la mia città, anche se non avevo esperienza di altri posti. Come prima cosa ho cercato casa, volevo un posto da sentire mio, sensazione che non avevo mai conosciuto. Ricordo che quando ho girato Josteju Doe (Search Two, 1982) sono tornato a Abadan, la mia città natale, in cerca della casa in cui ero nato, ma non c’era più e mi mancava molto. Poi sono tornato a Tehran che, però, non sentivo affatto come la mia città. Lì avevo molti ottimi amici, ma amche amici pessimi e non mi trovavo a mio agio, così, una volta a New York, ho deciso che mi meritavo una casa tutta mia. Poi ho iniziato a lavorare come montatore e a discutere dei film che avevo in testa con altre persone, fino a quando, lentamente, ho trovato qualcuno che mi ha aiutato a fare il mio film. Devo dire che a New York molte persone mi hanno aiutato e sono loro davvero grato. Ci sono tre momenti importanti nella mia vita di regista, nei quali ho trovato me stesso e ho scoperto la mia strada: quando ho realizzato Entezar, quando ho fatto Josteju Yek (Search One, 1981) e quando ho girato Manhattan by Numbers.”
(Amir Naderi)

1181954007-Amir-Naderi2Amir Naderi è nato a Abadan, in Iran, nel 1946. Negli anni ’70 è stato tra le figure più influenti del cinema iraniano: è lui che spinge l’amico Abbas Kiarostami a girare un film, tratto da una sua sceneggiatura, Tajrobeh (1973). Dopo una carriera in patria piuttosto promettente, decide, dopo la rivoluzione islamica (a cui ha dedicato due straordinari film: Search One e Search Two), di abbandonare definitivamente il proprio paese, rompendo ogni legame. Se ne va, negli anni ’80, a New York dove ri-inizia un’altra vita e un altro cinema (affiancandolo alla fotografia, sua passione da sempre): qui realizza quattro film, in totale autonomia, che circoleranno per i festival di mezzo mondo (da Cannes a Tribeca, passando per Tokyo, Chicago, Torino…). Nel 2006 il Museo del cinema di Torino gli dedica una retrospettiva completa. Nel 2008 gira a Las Vegas lo strepitoso Vegas: Based on a True Story, mostrato alla Mostra del cinema di Venezia. Nel 2010 si trasferisce in Giappone, sua nuova casa, dove trova un gruppo di amici (tra cui Kiyoshi Kurosawa e Shinji Aoyama) disposti ad aiutarlo nella sua ossessiva incessante ricerca di cinema. Ne viene fuori CUT, presentato in concorso a Venezia nel 2012 e vincitore in giappone del premio come miglior regista (giapponese!). Sta cercando di realizzare un film in Italia.

LA SERATA È ORGANIZZATA DA AMENIC

CON LA COLLABORAZIONE DI
FUORI ORARIO COSE (MAI) VISTE
CITRULLO INTERNATIONAL
TEATRO VALLE OCCUPATO

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