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07 Ott

TUTTO IL NOSTRO FOLLE AMORE – Teatro Valle Occupato – Festival di Internazionale Ferrara 6/10/12 – VIDEO

Sabato 6 ottobre dalle h 18
4 luoghi
Piazzetta Sant’Anna | Piazza Municipale | Giardino delle Duchesse | Piazza Castello
TUTTO IL NOSTRO FOLLE AMORE
progetto artistico del
Teatro Valle Occupato
Prima tappa: Festival di Internazionale, Ferrara, ottobre 2012

Il VALLE OCCUPATO prende parte al FESTIVAL di INTERNAZIONALE
L’invito del Festival impegna il Valle Occupato ad un’ulteriore crescita, una maggiore presa di responsabilità verso un percorso che è avviato da più di un anno e che non si arresta. Le occupazioni che stanno continuando ad avvenire in Italia sono la dimostrazione che la comunicazione sta cambiando e che attraverso di essa e ad un uso corretto è possibile diffondere conoscenza e presa di coscienza.
La forte volontà di Internazionale di diffondere informazioni su ciò che accade nel sistema mondiale, denunciandone le contaddizioni, e la nostra lotta per i diritti dei lavorat* dello spettacolo attraverso la trasparenza e la messa a fuoco in collaborazione, ci vede felici e onorati di partecipare.
“Al vostro amore si aggiunga la coscienza del vostro amore”
Pierpaolo Pasolini, Comizi d’amore

TUTTO IL NOSTRO FOLLE AMORE
capitolo I
É un evento performativo molteplice, che non pretende né di esaurire né di sintetizzare i percorsi che lo animano. Uno spettacolo irradiante che attraversa diversi luoghi sparsi del territorio urbano. Ispirandoci ai Comizi d’Amore di Pierpaolo Pasolini, a quello straordinario ossimoro fra l’atto pubblico e la sfera intima, immaginiamo dei “momenti” in cui porre domande, aprire confronti, innescare condivisione. La prima tappa si terrà a Ferrara durante il Festival di Internazionale. Lo sgretolarsi dell’ossatura stessa della città causato dal sisma ha amplificato e moltiplicato l’erosione già costante delle certezze interiori. A crisi si aggiunge crisi. La comunità rischia di disgregarsi, il singolo vacilla e percepisce la propria condizione come un fallimento individuale piuttosto che come una condizione condivisa e collettiva. Il nostro vuole essere un processo artistico aperto e costituire — come per il poeta friulano — una fonte ispirativa che travalichi il singolo atto creativo. Vuole farsi sguardo necessario, riflessione urgente sulla realtà. Come comunità di lavorat* dello spettacolo abbiamo occupato un teatro storico mettendo in crisi non solo il sistema che ci ha mal governato in questi anni, ma anche la nostra stessa vocazione artistica individuale. E l’abbiamo ritrovata in un contesto più ampio, fatto di domande, pratiche comuni, forza collettiva, condivisione di saperi e di desideri. Il denominatore comune di questa polifonia d’amore sarà la nostra urgenza di indagare il presente, usarlo, strapparlo, esporne le nervature scoperte, le fragilità e anche la potenza. Nodi quali il lavoro, lo studio, il futuro, il tempo perduto e quello conquistato, il conseguimento o l’inseguimento dei propri obiettivi, il senso di aver vinto o di aver perduto le proprie sfide, il fallimento, il confronto con i padri, il senso di colpa che la crisi produce, l’eros e desiderio, saranno messi in circolazione in una prima fase di questo processo, ponendo domande e raccogliendo non risposte ma comizi. Tenteremo poi di tradurli in semplici scene o partiture drammaturgiche — fisiche, spaziali, visive, sonore — dalle quali far scaturire nuove domande e interazioni con il pubblico. Un processo transitorio e per sua natura incompiuto, circolare, che continuamente reinterroga la natura della rappresentazione e lo scarto fra le verità interne e la loro rappresentazione pubblica. E cercheremo di farlo, come ci insegna Pasolini, con tutto il nostro folle amore.

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